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Economia 2 min di lettura6 giorni fa

Badanti introvabili? In Italia il rapporto è di 8 ogni 100 anziani soli

Il lavoro domestico regolare continua a ridursi, mentre famiglie e piattaforme digitali cercano risposte più rapide alla crescente domanda di assistenza.

Per ogni 100 persone oltre i 60 anni che vivono senza familiari conviventi, in Italia risultano disponibili appena 8,5 assistenti familiari. Il dato, contenuto nel rapporto Family (Net) Work realizzato dal Censis con Assindatcolf, fotografa la distanza crescente tra il bisogno di cura e la presenza di personale regolare.

La fragilità emerge soprattutto quando la non autosufficienza arriva senza preavviso. Una dimissione dall’ospedale, una caduta o un peggioramento improvviso obbligano le famiglie a cercare una soluzione in pochi giorni, spesso senza poter contare su una rete di welfare già pronta.


Il lavoro domestico perde addetti

Nel 2025 l’INPS ha registrato 804.464 lavoratori domestici con almeno un contributo versato. È il quarto arretramento consecutivo e, rispetto al 2021, il comparto ha perso complessivamente circa 173mila persone.

La riduzione non riguarda però allo stesso modo tutte le figure professionali. Le badanti sono salite al 51,3% del totale e, per il secondo anno di fila, hanno superato le colf. Il dato segnala che l’assistenza alla persona pesa sempre di più all’interno di un settore che, nel complesso, si restringe.


Famiglie sotto pressione economica

Alla contrazione contribuiscono diversi elementi. L’aumento dei prezzi ha ridotto la disponibilità economica di molte famiglie, soprattutto nel ceto medio, rendendo più difficile sostenere tutti gli oneri di un rapporto regolare: retribuzione, contributi previdenziali, ferie, tredicesima e TFR.

Particolarmente onerosa è la copertura continuativa, come quella richiesta da un’assistenza sulle 24 ore. Senza agevolazioni fiscali o un sostegno pubblico sufficiente, alcune famiglie riducono le ore dichiarate oppure si orientano verso forme di impiego non regolari.

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Un ulteriore effetto è legato alla fase successiva alla pandemia. Nel biennio 2020-2021 le registrazioni erano aumentate anche per permettere gli spostamenti durante i lockdown e grazie alla sanatoria prevista dall’articolo 103 del D.L. 34/2020. Terminata quella spinta eccezionale, una parte dei rapporti è tornata nell’area del lavoro sommerso o non denunciato.


La ricerca corre sui canali digitali

Il problema diventa più evidente nelle emergenze. «Quando una famiglia cerca una badante, nella maggior parte dei casi non ha settimane a disposizione: il bisogno nasce dopo un ricovero o una caduta e bisogna trovare qualcuno in tempi rapidi», ha spiegato Valerio Carboni, fondatore della startup WeCare.

La lentezza dei canali tradizionali ha favorito la diffusione di servizi digitali dedicati all’incontro tra domanda e offerta. Tra questi c’è Lebadanti.it, nato nel 2019 come bacheca e trasformato nel 2026 in un sistema di contatto diretto, senza intermediazione da parte delle agenzie.


Più copertura anche nei piccoli comuni

I primi numeri della piattaforma mostrano oltre 6.000 iscritti: circa 3.000 profili di lavoratrici e 3.500 richieste pubblicate dalle famiglie. Il canale online punta così a mettere in relazione persone che spesso non si incontrano attraverso le reti locali consuete.

La dimensione digitale consente inoltre di raggiungere aree periferiche e piccoli centri dove le agenzie fisiche sono meno presenti. Resta tuttavia il divario tra la velocità con cui nasce il bisogno e la disponibilità effettiva di assistenti familiari qualificati e regolari.

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