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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Armi e deficit, la maggioranza si divide: la sfida sul 3%

Le opposizioni attaccano i fondi per la difesa, mentre Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia presentano ricette diverse per sostenere crescita e famiglie

Quattordici miliardi destinati alla difesa diventano il bersaglio comune delle opposizioni, che contestano le priorità economiche della maggioranza. Antonio Misiani considera quella cifra una minaccia per gli altri interventi, Angelo Bonelli accusa il governo di essere prudente sui conti soltanto quando non si parla di armamenti e Giuseppe Conte liquida la scelta come «pura follia».


Bruxelles resta il terreno più delicato

Le distanze tra gli alleati emergono anche sul rapporto con le regole europee. Giorgia Meloni, nella lettera inviata a Ursula von der Leyen, non propone la sospensione del Patto di stabilità: chiede piuttosto di rivedere il percorso di rientro per tenere conto dell’impatto dell’inflazione.

La Lega vorrebbe invece mettere in discussione il vincolo del 3% e Forza Italia punta su criteri più flessibili. Gli azzurri chiedono inoltre di congelare Ets e Cbam per tutta la durata della crisi nello Stretto di Hormuz. Fratelli d’Italia esclude però una rottura con il Patto: il fronte contrario a concessioni, sostenuto soprattutto da Berlino e L’Aja, non sembra intenzionato a cedere.

Un’altra richiesta italiana riguarda il Fondo per la ripresa. Meloni si è unita ad altri 15 Paesi per ottenere una dilazione dei rimborsi. La Commissione europea deve ancora esaminare la posizione di Roma; Raffaele Fitto ha precisato che Bruxelles «valuterà» la nuova comunicazione italiana. Un primo spazio di manovra è arrivato con l’estensione al settore energetico della clausola di salvaguardia.


Borghi sfida il limite del deficit

Claudio Borghi ritiene insufficiente l’impostazione prudente sostenuta da Giancarlo Giorgetti. Secondo il senatore ed economista leghista, l’aumento dei tassi e il rischio di una crescita quasi ferma richiedono una manovra capace di immettere rapidamente risorse nell’economia, prima che l’espansione venga bloccata sul nascere.

La sua proposta va oltre la semplice richiesta di maggiore flessibilità: Giorgia Meloni, a suo giudizio, dovrebbe «fregarsene» del tetto europeo e abbandonare l’ossessione per il 3%. Borghi ricorda che la Francia si avvia verso un disavanzo del 5,4%, forse superiore, e che nove Paesi sono sottoposti alla stessa procedura dell’Italia. Per questo invita a superare quella che definisce la «sindrome di Calimero» e indica Parigi come il caso più problematico dell’Unione.


Le priorità cambiano da partito a partito

La Lega concentra le proprie richieste su Quota 64 e flat tax. Nel confronto interno alla maggioranza, una delle ipotesi considerate per liberare risorse riguarda il rinvio del libretto previdenziale destinato ai nuovi nati. La discussione resta aperta perché le disponibilità finanziarie non bastano a coprire tutte le promesse dei partiti.

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Forza Italia chiede una linea espansiva, ma senza rinunciare alla tutela sociale. Maurizio Casasco invita a essere non semplicemente cauti, bensì «attenti»: l’obiettivo, spiega, deve essere rafforzare la crescita, sostenere le fasce più esposte e usare meglio i fondi disponibili.

Tra le proposte azzurre figurano la riduzione delle tasse sulle tredicesime e un rimborso del 19% per le spese sanitarie, veterinarie e per i libri scolastici gratuiti rivolti ad alcune categorie. Antonio Tajani, capigruppo e governatori hanno già affrontato il tema in una riunione durata a lungo; da lunedì il partito proverà a ridurre l’elenco degli interventi. Alessandro Cattaneo ha citato anche una «start tax» per i giovani, misure pensionistiche e aiuti più mirati, annunciando un confronto diretto con Giorgetti.

Fratelli d’Italia si colloca più vicino alla posizione del ministro dell’Economia. Marco Lisei sostiene che la legge di bilancio non debba trasformarsi in una gara tra simboli di partito, ma concentrarsi sulle misure con l’impatto maggiore senza compromettere i conti pubblici. La priorità indicata è proteggere famiglie e imprese dall’aumento dei costi di benzina e gas, cercando nel frattempo ulteriori margini presso l’Unione europea.


Energia e difesa, il nodo resta aperto

Nel Consiglio dei ministri di venerdì Matteo Salvini ha considerato raggiunto il risultato politico richiesto: per fronteggiare l’emergenza energetica saranno disponibili almeno risorse pari a quelle previste per la difesa. L’equilibrio è stato ottenuto riducendo lo stanziamento militare inizialmente ipotizzato, una scelta che Guido Crosetto non ha accolto favorevolmente.

La decisione chiude soltanto uno dei capitoli della prossima finanziaria. Il confronto sulla distribuzione delle risorse proseguirà tra le diverse anime della maggioranza, mentre il ministro dell’Economia resta il punto di riferimento per la sostenibilità complessiva degli interventi.

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