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Economia 2 min di lettura6 giorni fa

Ai, l’Italia si fida meno: il sorpasso dei timori nei numeri Swg

In sei anni l’atteggiamento degli italiani verso l’intelligenza artificiale si è ribaltato: i favorevoli calano, crescono le paure e aumenta la richiesta di controlli.

Il dibattito non riguarda più soltanto se l’Ai vada sviluppata, ma soprattutto chi debba sorvegliarla e fino a che punto. Nel sondaggio, la maggioranza chiede infatti regole più strette e non lasciare la scelta alle imprese.


La richiesta è di più controllo, non di

Per il 46% degli intervistati l’intelligenza artificiale può andare avanti, però con vincoli più severi. Un altro 21% sarebbe disposto a rallentarne la corsa anche se questo significasse perdere terreno rispetto alla Cina, mentre il 15% arriverebbe a fermare i sistemi più avanzati.

Quando si parla di governance, la fiducia si sposta verso soggetti indipendenti: il 30% vorrebbe che a decidere su un eventuale blocco fossero organismi scientifici autonomi. Solo il 6% affiderebbe quella scelta alle aziende. All’Europa, invece, viene chiesto soprattutto di garantire la sicurezza dei cittadini, opzione indicata dal 23%, oppure di costruire una linea industriale propria, scelta dal 22%.


Il giudizio positivo si è quasi dimezzato

A fotografare il cambio di clima è l’indagine Swg realizzata con Fondazione Lottomatica e presentata alla Camera durante l’evento “Fatti non cose. Raccontare l’economia”. Tra circa 800 persone ascoltate, il 49% considera oggi l’Ai un fenomeno positivo, mentre nel 2020 il consenso arrivava al 68%.

Nello stesso arco di tempo è cresciuta la quota di chi la percepisce come una minaccia: dal 23% si è passati al 45%. La distanza tra chi la giudica favorevolmente e chi la guarda con allarme si è così ristretta da 45 a 4 punti.


Cresce il timore di perdere il controllo

Il segnale più forte riguarda la sensazione di non governare più la tecnologia. Solo il 4% dice che l’Ai andrebbe incoraggiata senza riserve; molto più numerosi, il 45%, sono quelli che la ritengono utile ma da mantenere sotto stretta sorveglianza.

Il rischio percepito più serio è quello di un sistema capace di accedere a reti, dati o strumenti senza permesso. Per l’80% degli intervistati si tratta di un pericolo già reale per il 40% oppure plausibile a breve per un altro 40%.


Preparazione tecnologica: il quadro resta diviso

Il tema dell’Ai si inserisce in una valutazione più ampia sulla capacità del Paese di affrontare l’innovazione. Nell’ultima rilevazione, condotta su 1.540 casi, il 48% riteneva gli italiani pronti a gestire gli effetti dello sviluppo tecnologico.

Si tratta di un dato in linea con il 47% del 2019 e migliore del 40% registrato nel 2023. Anche qui pesano le differenze politiche: si sente preparato il 51% degli elettori di centrodestra, contro il 39% di quelli di centrosinistra.

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