13 grammi che leggono la strada: la sfida Pirelli
Il nuovo pneumatico raccoglie informazioni sull’aderenza e sull’asfalto per aiutare auto, infrastrutture e sistemi di guida automatizzata.
La precisione dei futuri sistemi di guida automatizzata dipenderà anche dalla qualità delle informazioni raccolte dai pneumatici. Per questo Pirelli sta combinando i dati del sensore montato sulla gomma con quelli elaborati da modelli matematici, così da ottenere una lettura più completa di aderenza, usura e comportamento dell’auto.
«La sfida non è raccogliere più dati, ma renderli ancora più affidabili», hanno spiegato Flavio Farroni e Aleksandr Sakhnevych, cofondatori e amministratori delegati di MegaRide e RIDESense. Secondo i due manager, la presenza simultanea di sensori fisici e virtuali potrà rendere più solide le decisioni prese dai veicoli autonomi.
A Bari nasce il centro dei dati
Una parte decisiva di questo lavoro viene svolta a Bari, dove nel 2022 Pirelli ha aperto il Digital solutions center insieme all’Università e al Politecnico locali. Il polo riunisce circa 80 specialisti, con un’età media di 32 anni, e si occupa della progettazione degli algoritmi e dell’analisi delle informazioni.
Da questa struttura vengono sviluppati gli strumenti digitali destinati a collegare veicoli, pneumatici e infrastrutture. L’obiettivo è costruire un sistema nel quale le informazioni circolino tra i diversi soggetti della mobilità, invece di rimanere confinate all’interno dell’abitacolo.
Una gomma da 13 grammi
Il dispositivo brevettato da Pirelli pesa 13 grammi, riconosce situazioni di aquaplaning e resiste ad accelerazioni fino a 4.000 G. Il dato aiuta a comprenderne la robustezza: un caccia Eurofighter arriva a sopportare al massimo nove G, vale a dire nove volte l’accelerazione di gravità terrestre.
Il suo compito non si limita alla rilevazione delle condizioni del pneumatico. Attraverso l’accordo con Bosch, il sistema può comunicare con gli apparati di assistenza alla guida, tra cui Abs, Esp e controllo della trazione, fornendo informazioni utili alle funzioni di sicurezza attiva.
Piero Misani, responsabile tecnico del gruppo della Bicocca, ha ricordato che Pirelli aveva intuito da oltre vent’anni la trasformazione del ruolo della gomma. Oggi il pneumatico viene considerato una fonte privilegiata per capire cosa accade nel punto di contatto tra automobile e asfalto, fino a contribuire all’evoluzione verso veicoli definiti soprattutto dal software.
Dalle supercar alla guida autonoma
Le prime sperimentazioni hanno coinvolto McLaren, Pagani e Aston Martin, automobili ad alte prestazioni utilizzate per mettere alla prova la tecnologia. Il progetto, però, guarda a una diffusione più ampia: Pirelli sta lavorando con costruttori europei, americani e asiatici per portare il sistema su modelli destinati a numeri maggiori.
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L’azienda ha inoltre investito in Niulinx, società derivata dal Politecnico di Milano e attiva nel settore della guida automatizzata. La collaborazione con RIDEsense, spin-off dell’Università Federico II di Napoli, punta invece a integrare i dati del pneumatico con quelli prodotti da sensori virtuali, capaci di stimare parametri difficili da misurare direttamente, come l’aderenza ancora disponibile o il consumo del battistrada.
Un ulteriore progetto coinvolge Univrses, società svedese specializzata in intelligenza artificiale e visione artificiale. In questo caso, le informazioni provenienti dalle telecamere del veicolo vengono unite a quelle generate dalle gomme. La soluzione è già impiegata per controllare la rete stradale pugliese ed è stata installata anche su alcuni mezzi del Nucleo radiomobile dei carabinieri di Roma.
Corrado Rocca, responsabile dell’unità cyber di Pirelli, ha sottolineato che nei veicoli moderni il software ha assunto un peso superiore a quello della meccanica. In questo scenario, i dati prodotti dal pneumatico possono alimentare le funzioni elettroniche avanzate dell’auto e sostenere lo sviluppo della guida autonoma.
Strade connesse e manutenzione
Le informazioni sulla perdita di aderenza, sul ghiaccio o sulle anomalie del manto stradale possono essere condivise anche con chi percorre la stessa strada e con gli enti che la gestiscono. È il principio alla base delle smart road, nel quale la gomma diventa una sorta di sensore mobile capace di rilevare fenomeni localizzati con continuità.
La collaborazione con Movyon, società tecnologica del Gruppo Autostrade per l’Italia, ha mostrato una significativa corrispondenza tra i dati del cyber tyre e quelli ottenuti dai sistemi tradizionali di controllo. Il vantaggio riguarda soprattutto la frequenza delle rilevazioni, la loro continuità e la possibilità di coprire un territorio più ampio.
«L’innovazione e la sinergia fra diversi soggetti contribuiranno a portare maggiore sicurezza sulle strade», ha dichiarato Benedetto Carambia, responsabile dei nuovi prodotti di Movyon. Le informazioni potranno essere utilizzate dalla piattaforma Evolutive pavement management system per programmare gli interventi di manutenzione in modo più tempestivo ed efficiente.
La tangenziale di Napoli, prima smart road d’Europa certificata, rappresenta il riferimento più avanzato per lo sviluppo delle infrastrutture connesse. In prospettiva, la comunicazione tra veicolo e infrastruttura non servirà soltanto a inviare dati: l’auto potrà ricevere avvisi sulla sicurezza e indicazioni dinamiche sulla velocità, calcolate in base al traffico e alle condizioni effettive del tracciato.
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