W. arriva in Italia: il romanzo che fa sparire i lettori nel web
Il debutto di Tiemen Hiemstra intreccia amicizia, fuga e tracce digitali: a Milano la presentazione di un libro nato per raccontare cosa resta quando qualcuno svanisce.
Per Tiemen Hiemstra la vera sfida non è inseguire un mistero, ma mostrare quanto sia fragile l’idea di conoscere davvero una persona. In W., infatti, la scomparsa di W. apre un vuoto emotivo prima ancora che narrativo, e costringe Olaf a muoversi dentro una rete di indizi digitali che somiglia più a un labirinto che a un’indagine.
Un’assenza che diventa racconto
Dietro la sparizione di W. c’è un file lasciato lì, quasi come una provocazione: Il sarcofago dello spasso. Dentro, il lettore trova testi, immagini, haiku e meme, un mosaico di frammenti che non chiarisce subito i fatti ma ne amplifica l’eco. È su questo materiale che Olaf prova a ricostruire ciò che è accaduto, mentre il romanzo tiene sullo sfondo l’avvertimento: “Noi pensiamo di chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi”.
Il libro è uscito con Adelphi e in Italia è stato accolto come uno dei casi editoriali più discussi del momento. Dopo il successo nei Paesi Bassi, il debutto di Hiemstra è arrivato anche nel nostro Paese, dove oggi viene presentato alle 18:30 alla libreria Feltrinelli Duomo di Milano, con l’autore presente all’incontro.
L’amicizia che regge tutto
Prima della scomparsa, al centro del romanzo c’è il rapporto fra Olaf e W., un legame che nasce quasi di colpo e si fonda su un’intesa immediata. Lui è descritto come inquieto, brillante, noto a scuola per un humour fuori asse; l’altro, al contrario, si considera dotato soprattutto di una qualità: la gentilezza. Insieme formano una coppia complementare, quasi sperimentale, tanto da parlare di un “progetto di ricerca sulla vita”.
La loro vicinanza cambia forma quando Olaf si trasferisce ad Anversa per studiare filosofia e W. continua a muoversi, a viaggiare, a disperdersi. Eppure quel nucleo resta centrale, tanto da estendersi anche a Hilde, la ragazza di Olaf, prima che la storia venga spezzata dalla sparizione improvvisa di W.
Un romanzo nato in sette anni
Hiemstra, nato nel 1993, appartiene a una generazione cresciuta tra infanzia analogica e adolescenza digitale. Il suo esordio mette insieme crudeltà e tenerezza, e usa un linguaggio che attraversa chat, emoji e meme senza trattarli come ornamenti, ma come parte del modo contemporaneo di parlare.
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Lo scrittore ha raccontato che il libro gli ha richiesto sei o sette anni di lavoro. All’inizio non aveva ancora definito fino in fondo la forma dell’intreccio: sapeva che W. sarebbe sparito, ma non immaginava un impianto così vicino al poliziesco. Solo più avanti ha capito che il cuore del testo non sarebbe stato spiegare nei dettagli che cosa sia successo, bensì seguire le domande psicologiche e filosofiche che nascono quando una persona vicina svanisce all’improvviso.
Sparire davvero è possibile?
Nel corso della scrittura, Hiemstra si è confrontato anche con un paradosso molto attuale: come si fa a sparire nell’epoca dei social e dei telefoni sempre accesi? A suo dire, già nel 2016 l’idea sembrava poco credibile, perché la presenza continua dei dispositivi rende quasi impossibile uscire di scena senza lasciare tracce.
Poi però ha osservato i casi reali: sui siti della polizia, ha spiegato, compaiono elenchi molto lunghi di persone scomparse che hanno semplicemente lasciato casa. In genere, il primo passo per far perdere le proprie tracce è abbandonare telefono e carta di credito. Anche nel romanzo W. compie proprio questo gesto, e per l’autore è stata quella circostanza a rendere plausibile l’intera storia.
Capirsi fino in fondo resta un’illusione
Il punto più profondo del romanzo, però, non riguarda solo l’assenza materiale di W., ma il limite stesso della conoscenza reciproca. Hiemstra sostiene che nella testa di un altro non si entra davvero mai, anche se a volte si ha la sensazione opposta: basta condividere un momento, una risata o un codice segreto per credere di essersi compresi del tutto.
È proprio su questo inganno che il libro insiste, perché la sparizione improvvisa di W. obbliga Olaf a fare i conti con una verità scomoda: quella familiarità potrebbe essere stata solo apparente. Sullo sfondo resta anche il passato del protagonista, segnato da un trauma precoce e da un rifiuto che lo porta a muoversi controcorrente, lontano da ogni idea di appartenenza.
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