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Cultura 1 min di lettura22 ore fa

Caterina Barbieri, quando le macchine diventano estasi

Dai sintetizzatori modulari alla polifonia di San Marco, la compositrice porta alla Biennale una visione sonora tra tecnologia, ascolto e libertà creativa.

Tra algoritmi, vibrazioni e percezione, Caterina Barbieri cerca il momento in cui la tecnologia smette di sembrare fredda e diventa esperienza emotiva. La compositrice e chitarrista bolognese, oggi attiva a Berlino, ha costruito una ricerca riconoscibile intorno ai sintetizzatori modulari e alle possibilità dell’ascolto.

Il suo percorso passa da lavori come “Patterns of Consciousness” ed “Ecstatic Computation”, dischi nei quali il rigore della macchina viene trasformato in una dimensione quasi estatica. Ora questa prospettiva entra nella Biennale di Musica Contemporanea con “A Child of Sound”, progetto che mette in relazione strumenti elettronici, voci e spazi molto diversi.


Una Biennale oltre le regole

Nel programma trovano posto i sintetizzatori, la polifonia nella basilica di San Marco e il lavoro con le detenute della Giudecca. Sono elementi lontani tra loro per ambiente e linguaggio, ma riuniti da un’idea comune: fare dell’ascolto un’esperienza aperta, capace di coinvolgere tanto la precisione quanto l’istinto.

Barbieri invita a recuperare una disponibilità priva di pregiudizi, simile a quella dell’infanzia. «Ascoltate con anima di bambini», è il suo invito, mentre la Biennale diventa il luogo in cui mettere in discussione le abitudini della musica contemporanea.

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Il calcolo cerca l’estasi

Nella musica della compositrice, la tecnologia non rappresenta un fine autonomo. Le strutture elettroniche e i sintetizzatori modulari servono a esplorare il rapporto tra ordine, ripetizione e percezione, fino a produrre una trance costruita attraverso il suono.

Questa tensione attraversa anche la sua idea di avanguardia. Secondo Barbieri, la ricerca musicale deve saper oltrepassare i confini stabiliti e «rompere le regole»: non per semplice provocazione, ma per creare forme nuove di ascolto e lasciare spazio a ciò che ancora non è stato previsto.

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