Tre frammenti, un ritorno: il Vangelo di Marco riunito ad Aquileia
Pergamene del VI secolo, oggi divise tra Italia e Repubblica Ceca, tornano insieme nella mostra che indaga il legame tra Marco e Aquileia.
Per la prima volta dopo sette secoli, le tre parti del Vangelo di Marco tornano nello stesso luogo. Ad Aquileia, però, il pubblico potrà ammirare gli originali soltanto per le prime sei settimane: la fragilità delle pergamene impone infatti illuminazione ridotta, temperatura stabile e una gestione affidata a restauratori specializzati.
A Palazzo Meizlik, a partire da domani e per i sei lunedì successivi, un restauratore girerà una sola pagina dei manoscritti esposti. La rassegna «Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo», curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa, riunisce materiali oggi custoditi a Cividale, Venezia e Praga.
Una riunione fragile e irripetibile
Il nucleo dell’esposizione è il Codex Forojuliensis, conservato al Museo Archeologico di Cividale, insieme ai due fascicoli arrivati nella Cattedrale di San Vito a Praga e alla coperta d’argento rimasta a Venezia. Dal 25 aprile 2027, gli originali saranno sostituiti da riproduzioni ad alta definizione per ragioni conservative.
La mostra non si limita alla storia materiale dei codici. Il percorso ricostruisce anche l’espansione del Patriarcato di Aquileia e la rete religiosa che, dal Friuli, raggiunse diverse aree dell’Europa orientale. In questo senso, la città viene presentata come un punto di incontro internazionale, in continuità con il ruolo che aveva già nella tarda antichità.
La leggenda pesa sulla storia
Il codice, scritto nel VI secolo probabilmente nell’area di Ravenna, arrivò ad Aquileia verso la metà del IX secolo, forse durante il patriarcato di Teodemaro, in carica dall’851 all’872. Conteneva i quattro Vangeli nella versione latina della Vulgata di San Girolamo ed era utilizzato nelle celebrazioni liturgiche.
Tra XII e XIII secolo, i sette fascicoli dedicati a Marco furono separati dal resto dell’evangeliario. Un inventario del Tesoro patriarcale risalente al 1300 descriveva il libro come scritto personalmente dall’evangelista, ma quella attribuzione non è attendibile. Il manoscritto, considerato una reliquia per il legame leggendario tra Marco e Aquileia, venne così progressivamente trasformato anche in uno strumento di prestigio religioso e politico.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Non esistono prove dirette del passaggio di Marco in Friuli. Nel catalogo, Luca Villa definisce questo rapporto soprattutto «ideale, teologico, simbolico piuttosto che storico», sottolineando però che ciò non ne riduce il valore. La tradizione potrebbe essersi formata nel VI secolo, oppure tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX, mentre il riferimento all’evangelista servì anche nella contesa per il primato tra Aquileia e Grado.
Dall’Aquileia medievale a Praga
Nel 1354 Carlo IV di Boemia, diretto a Roma per l’incoronazione imperiale, ottenne dal patriarca Nicolò di Lussemburgo due fascicoli del Vangelo. Le pergamene furono destinate alla cattedrale praghese e, nonostante l’incendio del 1420, si conservarono fino a diventare il cimelio indicato come «CIM1», tra i più importanti della Repubblica Ceca.
Nello stesso 1420 Venezia, dopo la conquista del Patriarcato di Aquileia, trasferì nella Basilica di San Marco la coperta d’argento degli altri cinque fascicoli. Il manoscritto venne accostato alle spoglie dell’evangelista per rafforzare il ruolo metropolitano veneziano; nei secoli successivi, tuttavia, l’umidità ne compromisse gravemente la conservazione, lasciando soltanto i frammenti oggi esposti.
Prima della separazione, tra IX e X secolo, l’evangeliario aveva svolto anche la funzione di Liber Vitae, cioè di registro dei viventi. Sulle sue pagine restano leggibili oltre 1.500 nomi provenienti da territori compresi tra Alemagna, Baviera, Pannonia, Moravia, Croazia e Bisanzio.
Il percorso aquileiese amplia infine il quadro con altri richiami a Marco: i resti della trabeazione del luogo di culto dedicato al santo nella cattedrale di Sant’Eufemia a Grado e otto formelle d’avorio del VII secolo, di origine alessandrina, oggi appartenenti al Castello Sforzesco di Milano. La tradizione marciana emerge così come un intreccio di memoria religiosa, aspirazioni istituzionali e rapporti culturali tra Mediterraneo ed Europa.
Continua a leggere
Brueghel, il mondo intero in una tela: la mostra a Milano
Palazzo Reale raccoglie opere e generi della famiglia fiamminga, dalle scene rurali alle nature morte, fino al 31 gennaio.
Firenze, il Campanile di Giotto cambia volto: lavori per 5 anni
Conclusa la struttura provvisoria alta 86 metri: il restauro procederà dalla sommità verso il basso, con oltre 7 milioni di euro investiti
Gorizia, il festival che mette in discussione ogni confine
Dal 2 al 4 ottobre il centro di Gorizia ospita incontri su identità, tecnologia, geopolitica e trasformazioni culturali con otto protagonisti.
Un avatar, mille identità: Charmaine Poh arriva al Mudec
A Milano la prima personale italiana dell’artista singaporiano-cinese, premiata da Deutsche Bank, mette in dialogo corpo, tecnologia e trasformazioni sociali.