Un avatar, mille identità: Charmaine Poh arriva al Mudec
A Milano la prima personale italiana dell’artista singaporiano-cinese, premiata da Deutsche Bank, mette in dialogo corpo, tecnologia e trasformazioni sociali.
Un volto adolescenziale diventa la soglia attraverso cui osservare identità, fragilità e conflitti del presente. È il punto di partenza della ricerca di Charmaine Poh, artista singaporiano-cinese alla quale il Mudec Photo dedica la prima mostra personale in Italia, visitabile a Milano fino al 1 novembre.
Un percorso tra corpo e tecnologia
Nominata Artista dell’anno 2025 da Deutsche Bank, Poh costruisce una poetica che attraversa fotografia, video e installazioni. Le sue opere affrontano il rapporto tra corpo e vulnerabilità, ma anche il modo in cui le tecnologie digitali modificano la memoria, le relazioni e la percezione di sé.
Al centro della mostra si trova anche l’immagine di un’adolescente, utilizzata dall’artista per interrogare la condizione delle donne e le tensioni che attraversano le società contemporanee. Il risultato è un linguaggio visivo che accosta dimensione personale e riflessione collettiva, senza separare esperienza intima e trasformazioni sociali.
L’avatar come spazio di ricerca
Poh, che da bambina è stata attrice nella Singapore dei primi anni Duemila, lavora sulla propria immagine e sul proprio avatar. Attraverso questa figura esplora i temi dell’identità e della memoria, mettendo in discussione il confine tra presenza reale e rappresentazione digitale.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
La sua ricerca comprende anche il cyberfemminismo e la dimensione queer, affrontati con strumenti e forme espressive capaci di riflettere la complessità dell’ambiente digitale. Fotografie, filmati e installazioni diventano così parti di un unico percorso dedicato ai modi in cui gli individui si raccontano e vengono osservati.
Migrazioni, lavoro e ambiente
La mostra amplia lo sguardo oltre la sfera individuale. Nella poetica dell’artista entrano infatti le politiche migratorie legate al lavoro in Cina e a Singapore, insieme alle contraddizioni prodotte da sistemi sociali complessi e dalle tensioni collettive.
Un ulteriore asse riguarda le questioni ambientali, che completano una riflessione già attraversata da tecnologia, relazioni umane e vulnerabilità. L’esposizione è promossa dal Museo delle Culture con Deutsche Bank, in collaborazione con 24 Ore Cultura del Gruppo Il Sole 24 Ore, e riunisce opere pensate per mostrare come la dimensione individuale possa riflettere cambiamenti politici e culturali più ampi.
Continua a leggere
Firenze, il Campanile di Giotto cambia volto: lavori per 5 anni
Conclusa la struttura provvisoria alta 86 metri: il restauro procederà dalla sommità verso il basso, con oltre 7 milioni di euro investiti
Gorizia, il festival che mette in discussione ogni confine
Dal 2 al 4 ottobre il centro di Gorizia ospita incontri su identità, tecnologia, geopolitica e trasformazioni culturali con otto protagonisti.
Prima dell’Ancella, la ferita di Margaret Atwood era già sulla pagina
Riedito in Italia, il romanzo del 1976 mostra una scrittrice già consapevole del proprio talento e dei temi che avrebbero accompagnato le sue battaglie
Fai, doppio traguardo d’autunno: 500mila visitatori e la corsa agli iscritti
Davide Usai annuncia le ambizioni della Fondazione: più adesioni, centinaia di luoghi aperti e il sostegno confermato di Groupama