389notizie oggi Scopri i vantaggi
Cultura 3 min di lettura1 ora fa

Strehler e Brecht, il dubbio che cambiò il teatro italiano

A settant’anni dal debutto milanese, un nuovo volume ricostruisce il confronto creativo tra il regista e il drammaturgo attraverso carte, lettere e diverse edizioni dello spettacolo.

«Ho fatto teatro tutta la vita interrogando Brecht…Nel repertorio e tra coloro che vi hanno realizzato messe in scena non troverai neanche un nome che contraddica il metodo Brecht e gli ideali di una sinistra, democratica, libera e allo stesso tempo progressista, attenta alla Storia e alla bellezza». Con queste parole, scritte nel 1990 a Manfred Wekwerth, allora alla guida del Berliner Ensemble, Giorgio Strehler riassumeva il rapporto durato decenni con il drammaturgo tedesco.

Offerta del giorno21 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 71 giorni
*********


Un dialogo mai davvero concluso

La lettera appartiene alla parte finale del volume curato da Flavia Foradini, che non si limita a seguire le diverse versioni de “L’opera da tre soldi”. Il libro ricostruisce anche il lavoro di Strehler per far conoscere in Italia l’opera di Bertolt Brecht, la ricezione dei suoi testi e il confronto con l’esperienza dei Berliner Ensemble dopo la caduta del muro.

Il regista milanese non considerava conclusa la propria ricerca. Negli anni Settanta annotava che il lavoro “su e con Brecht” fosse ancora soltanto all’inizio. La sua relazione con il drammaturgo viene così presentata come una verifica continua, fatta di ripensamenti, domande e tentativi, più vicina a un confronto umano che a una semplice collaborazione professionale.


La lezione del dubbio attivo

È proprio il dubbio il filo conduttore scelto da Foradini. L’autrice apre il saggio con una riflessione di Strehler: «Non il dubbio che paralizza, bensì il dubbio attivo, che sprona all’azione, e però non lascia mai emergere la sciocca sicurezza di essere depositari della verità». L’idea spiega il modo in cui il regista affrontò sia Brecht sia il proprio mestiere.

Il volume raccoglie appunti, interviste, lettere e materiali di scena, inserendoli nel contesto culturale italiano ed europeo. Al centro resta “L’opera da tre soldi”, il lavoro che portò Strehler a misurarsi con una concezione del teatro capace di trasformare chi guarda: non più un destinatario passivo, ma un osservatore chiamato a riflettere e a prendere posizione.


Dalla Berlino del 1948 al Piccolo

Il legame tra Brecht e il Piccolo Teatro affonda le radici in una trasferta del 1948. Paolo Grassi, cofondatore dell’istituzione insieme a Strehler, incontrò allora il drammaturgo ad Augusta, durante la rappresentazione di “Arlecchino, servitore di due padroni” in una Berlino ancora segnata dai bombardamenti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

La testimonianza di Grassi restituisce l’emozione suscitata dallo spettacolo in una sala semidistrutta, dove si trovavano anche Brecht, Langhoff e Herbert Ihering. Quell’esperienza spinse Brecht a raggiungere Milano per assistere alla prima italiana de “L’opera da tre soldi”. Il colloquio berlinese tra lui e Strehler, trascritto nel libro, rappresentò l’avvio di una relazione destinata a diventare sempre più intensa.


Quattro allestimenti, una sfida

Foradini segue la storia dell’opera attraverso le sue principali tappe sceniche: il debutto del 1956 e le riprese del 1958, 1973 e 1986. La ricostruzione nasce dall’esame puntuale di una grande quantità di documenti, utilizzati per restituire le scelte artistiche e i dubbi emersi durante ogni nuovo allestimento.

Tra gli ostacoli più complessi ci fu l’applicazione della recitazione brechtiana a interpreti abituati a una partecipazione emotiva tradizionale. Strehler dovette inoltre affrontare le differenze tra tedesco e italiano, soprattutto nelle parti cantate: per adattare la musica di Kurt Weill coinvolse Gino Negri e Bruno Maderna, che diresse l’esecuzione.

Il saggio, intitolato “Giorgio Strehler, L’opera da tre soldi di Brecht. Riflessioni, note di regia, allestimenti”, comprende 359 pagine ed è pubblicato da Piccolo il Saggiatore al prezzo di 27,00 €. A settant’anni dalla prima italiana, il libro mostra come l’incontro tra Strehler e Brecht abbia continuato a interrogare la scena e il pubblico ben oltre il singolo spettacolo.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere