Ryu Murakami, addio allo scrittore delle zone d’ombra
Dall’esordio premiato nel 1976 al cinema, la carriera dell’autore che ha raccontato dipendenze, violenza e inquietudini del Giappone contemporaneo.
Non c’erano legami di famiglia tra Ryu Murakami, Haruki Murakami e Takashi Murakami: la coincidenza del cognome ha spesso alimentato un equivoco, ma i tre appartenevano ad ambiti e percorsi differenti.
Anche come saggista e osservatore della contemporaneità, Murakami ha concentrato la propria attenzione sui cambiamenti del Giappone, sulle tensioni economiche e culturali e sulle fragilità delle generazioni più giovani.
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Una voce scomoda si spegne a Tokyo
Ryu Murakami è morto il 17 ottobre, all’età di 74 anni, nella sua casa di Tokyo. La notizia è stata resa pubblica venerdì 23 ottobre dalla casa editrice Gentosha; per volontà della famiglia, le esequie si sono svolte in forma privata.
Nato il 19 febbraio 1952 a Sasebo, nella prefettura di Nagasaki, lo scrittore era considerato una delle personalità più provocatorie della narrativa giapponese contemporanea. Nei suoi libri ha dato spazio a dipendenze, trasgressione, aggressività, solitudine e disagio adolescenziale, mostrando le fratture nascoste della società nipponica.
Il successo era arrivato nel 1976 con “Blu quasi trasparente”, pubblicato in Italia da Atmosphere Libri. Il romanzo d’esordio, incentrato sul consumo di droghe e sulla promiscuità giovanile, gli valse il premio Gunzo per gli esordienti e il premio Akutagawa, trasformandolo rapidamente in un autore di riferimento.
Dai romanzi al cinema e alla musica
La sua narrativa si è sviluppata sotto l’influenza del cinema, della musica e della cultura occidentale degli anni Sessanta e Settanta. Nel 1980, con “Coin Locker Babies”, Murakami raccontò la parabola di due bambini abbandonati alla nascita e destinati a confrontarsi con alienazione e violenza; l’opera ricevette il premio Noma per nuovi autori nel 1981.
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Nel corso degli anni ha affrontato anche ribellione, desiderio e dissoluzione dei legami personali. Tra i titoli più conosciuti figurano “69. Sixty-nine”, “Audition”, “Esodo nel paese della speranza”, “Piercing”, “Tokyo Soup”, “I grandi successi dell’era Showa” e “Love & Pop”. La sua produzione è stata tradotta in italiano da Atmosphere Libri.
Murakami non si è limitato alla scrittura. Ha suonato la batteria in una formazione rock, ha lavorato a diverse sceneggiature e ha portato sullo schermo alcuni dei propri romanzi, dirigendo “Blu quasi trasparente” nel 1979, “Bene amico” nel 1983, “Raffles Hotel” nel 1989, “Tokyo Decadence” nel 1991 e “Because of You” nel 2000.
Un immaginario passato sul grande schermo
Le sue storie hanno inoltre ispirato registi di generazioni e Paesi diversi. Takashi Miike ha realizzato “Audition” nel 1999, Hideaki Anno ha firmato “Love & Pop” nel 1996, Lee Sang-il ha diretto “69” nel 2004 e Nicolas Pesce ha portato al cinema “Piercing” nel 2018.
Per la durezza delle ambientazioni e per il modo diretto con cui metteva in scena le contraddizioni collettive, Murakami era stato definito il “ragazzo terribile” della letteratura giapponese. La sua opera ha così unito narrativa, cinema, musica e analisi sociale, seguendo le inquietudini di un Paese in trasformazione.
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