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Cultura 2 min di lettura5 giorni fa

Migranti italiani in Brasile: la storia che illumina Araraquara

A Araraquara si apre un’esposizione dedicata alle famiglie partite dall’Italia e diventate protagoniste dell’economia brasiliana, con un omaggio speciale a Giuseppe Cutrale.

L’eredità degli emigranti italiani in Brasile viene riletta attraverso una mostra che mette in primo piano sacrificio, ascesa sociale e capacità d’impresa. Il riferimento più forte è a Giuseppe Cutrale, arrivato da Carlentini nel 1925 e trasformato da semplice venditore di agrumi in uno dei nomi più importanti del settore.


Una storia di riscatto e impresa

Pluviano ha spiegato che l’esposizione è dedicata proprio a Cutrale, partito dalla Sicilia e sbarcato a Santos senza ricchezze. In seguito, grazie al lavoro con le arance di Araraquara, riuscì a diventare il maggiore esportatore di succo d’arancia verso gli Stati Uniti e nel mondo.

La vicenda familiare racconta anche un’altra dimensione dell’emigrazione: Cutrale ebbe 16 figli e José fu il primo nato in Brasile. Da quel nucleo iniziale è cresciuta una realtà che ha finito per intrecciarsi con lo sviluppo economico del Paese sudamericano.


Araraquara come cornice simbolica

L’iniziativa è stata inaugurata ad Araraquara, nello Stato di San Paolo, città nota per essere il principale produttore mondiale di succo d’arancia. La scelta del luogo non è casuale, perché lega la memoria degli italiani arrivati in Brasile alla filiera che ha reso celebre quell’area.

La mostra porta la firma del giornalista genovese Oliviero Pluviano, che per anni ha lavorato come corrispondente dell’Ansa da San Paolo. Lo stesso autore aveva già presentato un progetto simile alla fine del 2024 al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova, in occasione dei 150 anni dall’arrivo in Brasile dei primi emigranti dall’Italia.

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I protagonisti raccontati nei pannelli

L’allestimento si sviluppa attraverso circa trenta grandi strutture verticali, alte quasi 3 metri, con immagini e biografie di figure che hanno segnato diverse fasi dell’immigrazione italiana. Tra i nomi citati ci sono Francesco Matarazzo, definito il Rockefeller del Brasile, e Geremia Lunardelli, indicato come il re del caffè.

Il percorso arriva fino al dopoguerra con Luigi Bauducco, torinese e fondatore dell’azienda che oggi produce più panettoni al mondo, circa 70 milioni l’anno. Il racconto, quindi, non si limita ai pionieri di fine Ottocento ma segue anche le generazioni successive che hanno lasciato un segno duraturo.


Il messaggio che accompagna la mostra

Pluviano ha osservato che tutti questi protagonisti hanno attraversato difficoltà pesanti durante la loro vita da emigranti, ma proprio da quelle prove hanno tratto energia, intelligenza e volontà di riscatto. Secondo il giornalista, non hanno mai smesso di coltivare semplicità e solidarietà verso gli altri.

L’esposizione, intitolata Nonni do Brasil: memorie dell'Immigrazione italiana, è sostenuta dallo Stato brasiliano e da Cutrale. Nelle parole del curatore, il loro percorso resta un esempio da guardare con attenzione anche nel presente, in un tempo che ha definito buio e duro.

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