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Cultura 3 min di lettura2 ore fa

Julia Deck, la verità sulla cura: «Scrivere mi ha aiutata a capire»

Con “Ann d’Inghilterra” la scrittrice francese racconta la malattia della madre e denuncia le fragilità dell’assistenza pubblica europea.

Il confronto tra due generazioni della stessa famiglia ha mostrato a Julia Deck quanto possa essere cambiata l’assistenza sanitaria in appena dieci anni. La nonna, ricoverata per un problema analogo, aveva ricevuto cure molto diverse da quelle riservate alla madre Ann: da qui la percezione di un sistema arrivato a un punto di forte deterioramento.

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Una sanità sempre più fragile

Nel romanzo, il peggioramento delle condizioni della sanità pubblica francese non resta sullo sfondo, ma entra nella vita quotidiana della famiglia. Deck racconta strutture in cui mancano personale e risorse, accanto ad altre capaci invece di garantire un’assistenza adeguata. L’esperienza vissuta dalla madre, rimasta per sei mesi in un istituto, appartiene secondo l’autrice alla prima situazione.

Per la scrittrice, il problema non riguarda soltanto la Francia. Assistere persone non autosufficienti richiede mezzi consistenti e, quando questi vengono meno, il sistema finisce per stabilire implicitamente quali pazienti seguire con maggiore attenzione. La pandemia ha reso evidente questa dinamica, ma secondo Deck fenomeni simili erano già presenti da tempo soprattutto nei reparti di geriatria e psichiatria.


Quando il dolore diventa racconto

“Ann d’Inghilterra”, pubblicato da Adelphi nella traduzione di Yasmina Melaouah, nasce dalla grave emorragia cerebrale che ha colpito la madre dell’autrice. La vicenda personale si trasforma però in un intreccio tra ricordo, invenzione narrativa e osservazione della società, mostrando la sofferenza senza renderla più rassicurante.

Deck spiega di non aver cercato una scrittura consolatoria. Il suo obiettivo era restituire l’esperienza nella sua interezza, compresi gli aspetti più duri, perché un evento neurologico così grave modifica radicalmente la vita di chi lo attraversa e di chi gli sta accanto. Il libro può così offrire parole a chi ha vissuto situazioni analoghe, pur sapendo che un tema tanto drammatico può anche allontanare alcuni lettori.

La madre, Ann, era una donna inglese nata negli anni Trenta, cresciuta in un ambiente modesto e poi trasferitasi in Francia. Il rapporto con lei è stato intenso ma mai completamente decifrato. «Mia madre è sempre stata straniera e sconosciuta», ha raccontato Deck, chiarendo che proprio questa distanza, unita all’amore, ha alimentato la domanda centrale del libro: quanto possiamo conoscere davvero le persone più vicine?

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La morte fuori dal silenzio

La malattia conduce naturalmente anche al tema della morte, spesso confinato nella sfera privata o affrontato pubblicamente solo in relazione a cure oncologiche, eutanasia e fine vita. Deck osserva che molte società hanno progressivamente perduto i rituali religiosi e sociali che consentivano di condividere il lutto, lasciando gli individui più soli davanti a un’esperienza inevitabile.

L’autrice cita il Giorno dei Morti celebrato in Messico come esempio di una ricorrenza capace di mantenere i defunti dentro la memoria della comunità. Non sostiene che i rituali eliminino la paura, ma si chiede se il silenzio che circonda la morte contribuisca davvero ad affrontarla. Per lei, parlarne di più potrebbe aiutare a riconoscerla come parte della vita e non come una realtà da rimuovere.


Il premio deciso dagli studenti

La riflessione sul dolore e sulle istituzioni ha portato “Ann d’Inghilterra” alla vittoria della XVI edizione del Premio Lattes Grinzane 2026. La scelta è arrivata da 400 studenti e studentesse riuniti nelle giurie scolastiche di 25 istituti, un elemento che Deck ha accolto con particolare soddisfazione.

La proclamazione si è svolta sabato 17 ottobre al Teatro Sociale “Giorgio Busca” di Alba, in provincia di Cuneo. Dopo l’annuncio, la scrittrice ha definito motivo di grande onore il riconoscimento e ha sottolineato il valore del giudizio espresso da giovani lettori.

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