12.000Lettori online ora
Cultura 3 min di lettura3 giorni fa

Irpef, il peso nascosto: chi sostiene davvero il fisco italiano

Un’analisi di Itinerari previdenziali ridimensiona il luogo comune sui dipendenti e concentra l’attenzione sul contributo dei redditi medio-alti

Il sistema fiscale italiano poggia in misura rilevante su una quota limitata di contribuenti. È questa la conclusione dell’osservatorio sulle entrate tributarie presentato al Cnel, durante un incontro organizzato con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità, al quale è intervenuto Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali.

I dati mettono in discussione l’idea secondo cui l’Irpef sarebbe sostenuta quasi esclusivamente dai lavoratori dipendenti. La distribuzione del prelievo cambia infatti sensibilmente in base al livello dei redditi e mostra il ruolo centrale di quadri, funzionari, dirigenti e pensionati con assegni più elevati.


Il gettito dipende dai redditi più alti

Tra i lavoratori subordinati, il 61,4% dichiara fino a 26mila euro e contribuisce per il 12,64% dell’Irpef della categoria. Per chi resta entro i 15mila euro, il tributo viene in larga parte neutralizzato da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni.

La parte prevalente del prelievo, pari al 79,66%, è invece sostenuta dal 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in avanti. Ancora più concentrato risulta il contributo di chi supera i 35mila euro: rappresenta il 16,46% della categoria, ma versa il 63,14% dell’Irpef pagata dai lavoratori subordinati.

Brambilla ha sintetizzato la distribuzione complessiva con una formula riferita ai dati dell’osservatorio: “Il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l'altro 80%”. Secondo il presidente, chi supera i 35mila euro lordi annui, pur essendo il 19% dei contribuenti, copre quasi il 65% dell’intero gettito fiscale.


Pensionati e autonomi, numeri diversi

Anche tra i pensionati il prelievo è fortemente legato alla fascia reddituale. Il 66% dispone di redditi lordi annui fino a 26mila euro e versa il 26,64% dell’Irpef del comparto; in questo gruppo rientrano molte prestazioni assistenziali, parziali o totali.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il 66,19% delle imposte ricade invece sui pensionati che dichiarano almeno 29mila euro. In particolare, coloro che superano i 35mila euro costituiscono il 16,4% del totale, ma pagano il 49,7% dell’Irpef versata dai pensionati.

Per gli autonomi, il 36,89% dei contribuenti oltre la soglia dei 35mila euro sostiene l’88,88% dell’imposta dovuta dalla categoria. Nel complesso, gli autonomi versano 25,64 miliardi di euro, equivalenti all’11,86% del gettito Irpef 2024, pur rappresentando il 5,12% dei contribuenti dichiaranti; circa 600mila beneficiano inoltre di regimi fiscali agevolati.


Flat tax e salari restano al centro

Itinerari previdenziali considera comunque necessario cancellare la flat tax, ritenuta da Brambilla problematica anche per i possibili effetti sull’evasione e per i dubbi di compatibilità costituzionale. La lettura dei dati, però, porta il presidente a contestare la rappresentazione dei dipendenti come unica categoria realmente tassata.

Nel suo intervento, Brambilla ha collegato il tema fiscale anche alla debole dinamica delle retribuzioni. A suo giudizio, un sistema contrattuale concentrato più sugli sgravi che sulla produttività ha lasciato i salari indietro rispetto all’inflazione degli ultimi anni.

Secondo l’Ocse, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è inferiore del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021: tra le grandi economie avanzate, l’Italia registra il risultato peggiore. Il presidente di Itinerari previdenziali ha infine avvertito che il modello rischia di diventare difficile da sostenere, considerato il numero di servizi pubblici garantiti, dalla scuola alla sanità fino all’assistenza sociale.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere