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Cultura 2 min di lettura3 giorni fa

Irpef, il peso cade su pochi: i numeri che dividono lavoratori e pensionati

Un rapporto presentato al Cnel ridisegna la mappa del gettito e mette in discussione l’idea che siano soprattutto i dipendenti a sostenere il sistema fiscale

Il sistema fiscale italiano si regge in larga misura sul contributo di una minoranza di contribuenti. È questa la conclusione dell’osservatorio sulle entrate fiscali di Itinerari previdenziali, illustrato al Cnel durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.


Il gettito si concentra sui redditi più alti

Tra i lavoratori subordinati, il 61,4% dichiara entrate fino a 26mila euro e versa il 12,64% dell’Irpef della categoria. Per chi resta sotto i 15mila euro, l’imposta viene in gran parte compensata da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni. Il 79,66% del prelievo ricade invece sul 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in avanti; tra questi, il 16,46% che supera i 35mila euro sostiene il 63,14% dell’Irpef dei subordinati.

Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, ha contestato così la rappresentazione secondo cui a pagare le tasse sarebbero quasi esclusivamente i dipendenti. «Il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l'altro 80%», ha affermato, aggiungendo che chi supera i 35mila euro lordi, pur rappresentando il 19% dei contribuenti, copre quasi il 65% del totale.


Pensioni e autonomi, squilibri diversi

Una dinamica analoga emerge tra i pensionati. Il 66% dispone di un reddito lordo annuo non superiore a 26mila euro e contribuisce per il 26,64% all’Irpef complessiva della categoria. Il 66,19% dell’imposta è pagato da chi parte da 29mila euro, mentre i pensionati oltre i 35mila euro, pari al 16,4% del totale, ne versano il 49,7%.

Per gli autonomi la concentrazione è ancora più marcata: il 36,89% dei contribuenti con redditi superiori a 35mila euro sostiene l’88,88% dell’Irpef della categoria. Nel 2024 il gettito complessivo degli autonomi è stato di 25,64 miliardi, l’11,86% del totale, a fronte di una platea pari al 5,12% dei contribuenti dichiaranti; circa 600mila persone beneficiano inoltre di regimi fiscali agevolati.


La questione non riguarda solo le tasse

Secondo Brambilla, la flat tax dovrebbe essere abolita perché presenterebbe problemi di compatibilità costituzionale e potrebbe favorire il lavoro sommerso. Il presidente dell’osservatorio ha però sottolineato che il tema fiscale va affiancato a quello dei salari, rimasti indietro anche per effetto di un sistema contrattuale giudicato poco orientato alla produttività.

I dati Ocse citati nel corso dell’incontro indicano che il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è inferiore del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021. Per Brambilla, diventa quindi difficile sostenere un modello nel quale una quota ridotta della popolazione finanzia servizi destinati alla collettività, tra cui scuola, sanità e assistenza sociale.

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