Il ritorno di Andrey Zvyagintsev passa da Minotaur
Il regista russo firma un dramma familiare ambientato nel 2022, attraversato dagli effetti della guerra tra Russia e Ucraina.
Minotaur è arrivato nelle sale italiane: il film segna il ritorno di Andrey Zvyagintsev dopo nove anni di assenza dal cinema. Ambientato in Russia nel 2022, il racconto intreccia una crisi familiare e le tensioni politiche legate alla guerra tra Russia e Ucraina.
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Una famiglia dentro la crisi
Al centro della storia c’è una famiglia della classe media, formata da un dirigente, dalla moglie e dal loro figlio adolescente. Quando l’uomo comincia a dubitare della fedeltà della moglie, l’equilibrio domestico si incrina rapidamente.
Le difficoltà private procedono insieme ai problemi dell’azienda guidata dal protagonista. Anche l’attività economica risente infatti delle trasformazioni politiche in corso nel Paese, mentre il conflitto resta una presenza costante, evocata lungo tutto il film.
La guerra come sfondo politico
La vicenda personale diventa così il punto di partenza per osservare una realtà più ampia. Il nucleo familiare rappresenta un sistema sociale attraversato dalla violenza, che nel film appare tollerata e resa possibile dagli apparati burocratici.
Zvyagintsev costruisce quindi un dramma intimo con una forte dimensione politica. Il disagio della coppia e la crisi dell’impresa si collegano alle conseguenze di un potere che assorbe e normalizza ciò che accade nel Paese.
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Il ritorno del regista
Il precedente lungometraggio del regista era Loveless, presentato al Festival di Cannes nel 2017. Da allora Zvyagintsev ha dovuto affrontare un lungo ricovero dopo aver contratto il Covid e ha lavorato a nuovi progetti fuori dalla Russia.
Quelle produzioni, tuttavia, erano state interrotte. Minotaur è riuscito a essere completato grazie a una collaborazione internazionale tra Francia, Lettonia e Germania, sostenuta dalla volontà dell’autore di raccontare la terra in cui è cresciuto, pur vivendo ormai lontano.
Il film è tra le principali uscite del fine settimana e riporta sul grande schermo lo sguardo del regista russo, concentrato ancora una volta sul rapporto tra vicende individuali e violenza esercitata dal sistema.
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