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Cultura 3 min di lettura4 ore fa

Funghi, la lezione nascosta nel bosco: cercare senza possedere

Nel nuovo libro Matteo Righetto trasforma la raccolta dei funghi in un esercizio di ascolto, memoria e riconciliazione con la natura.

Nel bosco le ore sembrano cambiare consistenza. Anche una giornata senza raccolto può diventare un’esperienza piena, perché l’attesa costringe a rallentare e a osservare ciò che normalmente sfugge. Un fungo appare davvero soltanto quando lo sguardo smette di inseguirlo: è questa la lezione più profonda di Matteo Righetto.

L’autore racconta la ricerca non come una gara a riempire il cestino, ma come un modo per tornare presenti a sé stessi. L’incontro con un porcino o un finferlo diventa così il punto d’arrivo di un percorso fatto di silenzio, pazienza e attenzione.


Nel bosco il tempo cambia misura

In Lo zen e l’arte di andare a funghi, Righetto osserva che «ogni giornata nel bosco è una lezione in presenza di presenza: anche la più improduttiva diventa una forma di pienezza del Tempo». Il risultato concreto passa in secondo piano: contano il muschio sotto i piedi, l’odore della pioggia, il canto degli uccelli e la luce tra gli alberi.

La sorpresa, spiega lo scrittore, arriva quando si è finalmente capaci di riconoscerla. Per questo il fungo non viene presentato come una cosa da conquistare, ma come un incontro inatteso. La sua comparsa interrompe il pensiero abituale e restituisce valore a un gesto semplice, quasi dimenticato.


Cercare diventa conoscersi

Il bosco, nella visione di Righetto, non offre soltanto una pausa dalle abitudini quotidiane. Mette a nudo domande che spesso vengono accantonate per la fretta, gli impegni e il rumore della vita ordinaria. «Il bosco è diventato uno specchio interiore: più cerco, meno trovo; meno cerco, più le cose intorno a me si rivelano», scrive l’autore.

Da qui nasce una distinzione importante tra chi raccoglie con consapevolezza e chi considera i funghi soltanto una preda. Il cammino tra abeti e faggi richiede disponibilità all’errore, memoria delle stagioni e capacità di lasciarsi sorprendere. In questa prospettiva, andare per funghi significa anche provare ad ascoltarsi, riconoscendo di appartenere ancora al mondo naturale.


Un sapere tramandato nel tempo

La pratica conserva una dimensione familiare e affettiva. Si impara spesso accanto a un padre, a un nonno o a un amico, seguendo percorsi già battuti e gesti trasmessi nel corso degli anni. Ogni uscita porta con sé ricordi, ritorni e insegnamenti che non si trovano nei manuali.

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Il volume mantiene però anche una forma pratica: affronta le compagnie con cui partire, gli ambienti da esplorare e il modo di cucinare ciò che si è raccolto. Questi elementi non sono il vero traguardo del libro, ma diventano strumenti per avvicinarsi al ritmo della Terra e a una conoscenza più antica della nostra presenza sul pianeta.


Dalla raccolta alla memoria dell’uomo

Per Righetto, raccogliere richiama una fase remotissima della storia umana. Per circa il 99% della nostra esistenza sulla Terra abbiamo vissuto di caccia e raccolta, tra necessità quotidiane e dimensione rituale. Tornare oggi nel bosco significa quindi riattivare una memoria biologica, senza confondere il passato con una fuga dalla modernità.

La ricerca non coincide necessariamente con il ritrovamento. Nel libro diventa un esercizio per ricordare ciò che eravamo e interrogarsi su ciò che siamo diventati. Anche il suo percorso artistico segue questa direzione: nel film Per silenzio e vento, diretto da Marco Zuin e al cinema il 12, 13 e 14 ottobre 2026, la montagna torna a essere uno spazio in cui riscoprire la forza della natura e la possibilità di proteggerla.


Il fungo come incontro

«Il fungo non è un oggetto, è un incontro», afferma Righetto. La frase riassume l’idea centrale del libro: il desiderio di possedere può impedire di vedere, mentre l’attenzione libera permette alle cose di manifestarsi senza essere forzate.

In questa esperienza c’è una forma laica di riconciliazione tra il nostro passato di esseri raccoglitori e il presente artificiale. Camminare, respirare più lentamente e accettare di tornare a casa a mani vuote diventano gesti capaci di restituire senso al tempo. Così la ricerca dei funghi finisce per parlare della vita: insegna ad avere pazienza, a osservare e a riconoscere la meraviglia quando finalmente si presenta.

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