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Cultura 4 min di lettura1 ora fa

Francesco al cinema: quando il santo diventa uomo

Da Rossellini a Cavani e Zeffirelli, il cinema ha raccontato Francesco scegliendo la concretezza umana invece dell’immagine sacra.

Il cinema ha spesso incontrato Francesco d’Assisi rinunciando agli effetti solenni e alla rappresentazione del santo come figura irraggiungibile. Registi molto diversi tra loro hanno preferito mostrarne i dubbi, i rapporti con gli altri e il desiderio di una vita essenziale, fino a trasformare la semplicità in una precisa scelta stilistica.


Cavani mette in scena la ribellione

Liliana Cavani ha affrontato Francesco in tre occasioni: con la miniserie televisiva Francesco d’Assisi del 1966, che segnò anche il suo debutto e la prima produzione Rai, con il film Francesco del 1989 e con una nuova miniserie, Francesco, realizzata nel 2014. Il suo interesse non si concentra sulla santità, ma sul giovane del Duecento immerso nei conflitti tra aristocrazia, Chiesa e popolazione povera.

Per il primo Francesco, la regista scelse Lou Castel, appena uscito da I pugni in tasca di Marco Bellocchio, presente anche nel cast nel ruolo di Pietro di Stacia. L’attore porta nel personaggio un’energia di rottura, vicina alla contestazione e ai movimenti giovanili degli anni Sessanta. Cavani costruì inoltre la sceneggiatura ricorrendo a fonti non ufficiali, compresa la leggenda dei tre compagni Angelo, Rufino e Leone tramandata da Paul Sabatier.

Nel film del 1989 la prospettiva cambia ancora. Chiara, interpretata da Helena Bonham Carter, apre e chiude il racconto, mentre Francesco appare già morto nel prologo. Mickey Rourke veste i panni di un uomo fisicamente imponente, tormentato e anticonformista; la sua relazione con Chiara diventa una scelta condivisa, libera da gerarchie tra i sessi e fondata su un sentimento che supera i confini convenzionali.


Rossellini cerca l’essenziale

Roberto Rossellini arrivò a Francesco, giullare di Dio nel 1950 dopo i film che avevano definito il suo percorso neorealista, da Roma città aperta a Paisà e Germania anno zero. Insieme a Federico Fellini preparò una sceneggiatura ispirata liberamente ai Fioretti di San Francesco, riducendo l’intervento della macchina da presa a ciò che serviva per raccontare i dieci episodi.

Il paesaggio rimane marginale: al centro ci sono le inquietudini e le felicità dei frati. Francesco, interpretato da Nazario Gerardi, svolge quasi una funzione di guida per gli altri, soprattutto per frate Ginepro, affidato a Severino Pisacane, e per Giovanni il Semplice, interpretato da Peparuolo. Aldo Fabrizi è Nicolao, un tiranno dal tratto quasi fiabesco che si lascia conquistare dalla purezza dei francescani.

Anche Chiara e le consorelle vengono osservate attraverso il contrasto con i frati, descritti come figure ingenue, eccentriche e poco capaci di rispettare le regole della società. In questo modo Rossellini sposta il racconto dalla celebrazione individuale alla vita concreta di una comunità fragile, spesso incapace di adattarsi al mondo che la circonda.

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Zeffirelli lascia spazio alla sensualità

Nel 1972 Franco Zeffirelli realizzò Fratello sole, sorella luna, quando era già conosciuto a livello internazionale per il suo stile e per il gusto scenografico. Il film fa emergere la sua dimensione cattolica, destinata a trovare una forma ancora più ampia pochi anni dopo con Gesù di Nazareth, del 1977.

Graham Faulkner interpreta Francesco e Judi Bowker è Chiara, all’interno di un cast internazionale completato da Valentina Cortese, Adolfo Celi e Francesco Guerrieri. Il protagonista attraversa malattia, prigionia e guerra, ma trova la possibilità di rinascere attraverso la natura, la gioia e un rapporto più diretto con la vita.

Tra Francesco e Chiara esiste anche un’attrazione esplicita. Per allontanare il rischio di una relazione carnale, Zeffirelli, autore della sceneggiatura insieme a Suso Cecchi d’Amico e Lina Wertmueller, inserisce la vicenda di un compagno che abbandona il gruppo perché non accetta l’obbligo della castità. La musica rappresenta uno degli elementi centrali del film.


Il santo prima del cinema moderno

La storia cinematografica di Francesco era iniziata molto prima dei tre autori più noti. Nel 1911 Enrico Guazzoni aveva diretto Il poverello d’Assisi, considerato il primo film dedicato alla vita del santo. Nel 1918 arrivò Frate Sole di Mario Corsi e Ugo Falena, riconosciuto tra le opere più importanti del cinema italiano delle origini.

Nel 1927 Giulio Cesare Antamoro firmò invece Frate Francesco, una produzione di ampio respiro distribuita anche all’estero. Questi precedenti mostrano come la figura di Francesco fosse già associata al cinema fin dalle sue prime stagioni; Rossellini, Cavani e Zeffirelli la rileggeranno poi con strumenti diversi, ma mantenendo un punto comune: ridurre la distanza tra il santo e l’uomo.

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