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Cultura 2 min di lettura27 set

Fisco, il 30% sostiene l’80%: la frattura che preoccupa Brambilla

I dati sull’Irpef mostrano quanto sia concentrato il peso fiscale su una minoranza di contribuenti, mentre salari e potere d’acquisto restano sotto pressione.

La sostenibilità del sistema fiscale italiano è messa in discussione dal fatto che il finanziamento dei servizi pubblici ricade soprattutto su una parte limitata della popolazione. Scuola, sanità e assistenza sociale garantiscono prestazioni diffuse, ma il gettito necessario a sostenerle arriva in larga misura da una minoranza di contribuenti, ha osservato Alberto Brambilla.


Il peso fiscale resta concentrato

Secondo il presidente di Itinerari previdenziali, "il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l'altro 80%". Ancora più netta è la situazione dei redditi elevati: chi supera i 35mila euro lordi annui rappresenta il 19% dei contribuenti e copre da solo quasi il 65% del totale delle tasse.

Questa distribuzione alimenta, secondo Brambilla, una difficoltà strutturale: la quota di cittadini chiamata a sostenere il finanziamento collettivo è relativamente ridotta rispetto all’insieme dei beneficiari dei servizi pubblici. Il quadro emerge dall’osservatorio sulle entrate fiscali presentato al Cnel durante un incontro organizzato con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.


Dipendenti e pensionati, i numeri dell’Irpef

Per i lavoratori subordinati, il 61,4% dichiara un reddito non superiore a 26mila euro e contribuisce per il 12,64% all’Irpef della categoria. Nella fascia fino a 15mila euro, inoltre, imposte e detrazioni fanno sì che il prelievo risulti in gran parte azzerato. Il carico maggiore ricade sul 29,96% con almeno 29mila euro di reddito, mentre il 16,46% sopra i 35mila euro paga il 63,14% dell’imposta dovuta dai dipendenti.

Una dinamica analoga riguarda i pensionati. Il 66% si colloca entro i 26mila euro lordi annui e versa il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria; in questa fascia rientrano molte prestazioni assistite, in tutto o in parte. Ai pensionati con redditi da 29mila euro in su spetta invece il 66,19% del prelievo, con il 49,7% versato da chi supera i 35mila euro, pur rappresentando soltanto il 16,4% del totale.

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Autonomi, flat tax e salari fermi

Tra gli autonomi, il 36,89% dei contribuenti oltre i 35mila euro sostiene l’88,88% dell’Irpef della categoria. Nel complesso, gli autonomi versano 25,64 miliardi di euro, pari all’11,86% del gettito 2024, anche se costituiscono appena il 5,12% dei contribuenti dichiaranti; circa 600mila persone beneficiano inoltre di regimi fiscali agevolati.

Brambilla ritiene necessario cancellare la flat tax, che a suo giudizio presenta anche possibili problemi di compatibilità costituzionale e può favorire l’economia sommersa. Allo stesso tempo, ha sottolineato che non è corretto sostenere senza distinzioni che siano soltanto i dipendenti a pagare le tasse: la maggior parte del prelievo, infatti, grava sui redditi medio-alti.

Resta poi il problema delle retribuzioni. L’esperto ha collegato la loro debole crescita a un sistema contrattuale orientato più alla ricerca di agevolazioni fiscali che alla produttività. L’effetto dell’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto degli stipendi italiani: per l’Ocse, rispetto al primo trimestre 2021, il valore reale delle retribuzioni è sceso del 6,1%, il peggior risultato tra le grandi economie avanzate.

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