Fisco, il 19% sostiene quasi il 65%: l’allarme sulla tenuta del sistema
I dati sull’Irpef mostrano un forte squilibrio tra contribuenti e imposte versate, mentre salari e potere d’acquisto restano sotto pressione
«Il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l’altro 80%». Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, riassume così la distribuzione del carico fiscale in Italia. La quota di chi dichiara oltre 35mila euro lordi annui equivale al 19% dei contribuenti, ma copre da sola quasi il 65% delle tasse.
Secondo Brambilla, una struttura di questo tipo rischia di diventare difficile da mantenere, soprattutto in un Paese dove scuola, sanità e assistenza sociale garantiscono numerosi servizi senza un pagamento diretto da parte degli utenti. «È difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce», ha aggiunto.
Il peso maggiore cade sui redditi alti
L’analisi dell’Osservatorio sulle entrate fiscali evidenzia che il prelievo non grava in modo uniforme sui lavoratori dipendenti. Il 61,4% dichiara entrate fino a 26mila euro e contribuisce al 12,64% dell’Irpef della categoria; per i redditi entro 15mila euro, l’imposta viene in larga parte annullata da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni.
La quota più consistente del tributo, pari al 79,66%, è sostenuta dal 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in avanti. Ancora più concentrato risulta il contributo di chi supera i 35mila euro: il 16,46% della categoria versa il 63,14% dell’Irpef complessiva dei lavoratori subordinati.
Pensioni e autonomi, due squilibri diversi
Una dinamica analoga viene rilevata tra i pensionati. Il 66% percepisce fino a 26mila euro lordi l’anno e paga il 26,64% dell’Irpef, anche perché in questa fascia rientrano molte prestazioni parzialmente o interamente assistite. Il 66,19% del gettito, invece, arriva dai pensionati con almeno 29mila euro di reddito; oltre i 35mila euro si concentra il 49,7%, nonostante il gruppo rappresenti appena il 16,4% del totale.
Per gli autonomi, il 36,89% dei contribuenti sopra i 35mila euro produce l’88,88% dell’Irpef pagata dalla categoria. Nel complesso, gli autonomi versano 25,64 miliardi di euro, pari all’11,86% del gettito 2024, pur rappresentando il 5,12% dei contribuenti dichiaranti; circa 600mila persone beneficiano inoltre di regimi fiscali agevolati.
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Flat tax e salari al centro del dibattito
Brambilla considera ancora necessaria l’eliminazione della flat tax, che a suo giudizio presenta anche possibili problemi di compatibilità costituzionale e può favorire l’economia sommersa. Allo stesso tempo, i numeri ridimensionano l’idea secondo cui il sistema fiscale sarebbe sostenuto quasi esclusivamente dai lavoratori dipendenti.
Nel suo intervento ha richiamato anche la debolezza delle retribuzioni. Un sistema contrattuale giudicato datato, più orientato a ottenere incentivi fiscali che a spingere la produttività, non avrebbe impedito ai salari di perdere terreno durante l’aumento dell’inflazione. In base ai dati Ocse, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è inferiore del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021: tra le grandi economie avanzate, l’Italia registra il risultato peggiore.
I dati presentati al Cnel
Le cifre sono state illustrate a Roma il 24 set. durante un convegno al Cnel organizzato con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. L’incontro ha accompagnato la presentazione dell’ultimo rapporto di Itinerari previdenziali sulle entrate fiscali.
Il quadro delineato dall’osservatorio mette quindi in relazione la distribuzione dell’Irpef con la sostenibilità dei servizi pubblici e con l’andamento delle retribuzioni. La conclusione di Brambilla è che il dibattito sulle tasse debba tenere conto delle diverse fasce di reddito, senza ridurre l’analisi alla sola contrapposizione tra dipendenti e autonomi.
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