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Cultura 2 min di lettura4 giorni fa

Emma Bonino, la libertà non si eredita: la battaglia continua

Dalla conquista del voto alle nuove pressioni sul ruolo femminile, la storia delle donne italiane chiede oggi la stessa determinazione incarnata da Emma Bonino.

Il 51,7 per cento dell’elettorato italiano è composto da donne: circa 26 milioni di elettrici contro 24 milioni di uomini. Un dato che racconta una conquista, ma non autorizza ad abbassare l’attenzione. La libertà di scegliere, votare e partecipare alla vita pubblica resta un traguardo da difendere.


La libertà non è mai acquisita

Il cortometraggio *Facciamo rumore*, presentato durante il *Tempo delle Donne* e realizzato da Elena Beatrice e Daniele Lince di OffiCine IED, immagina un futuro nel quale il suffragio femminile viene cancellato. Alcuni ragazzi lo scoprono sui social e decidono di reagire, trasformando la sorpresa in mobilitazione.

Il momento centrale si svolge in un giardino: un mimo impedisce a una ragazza di inserire la scheda nell’urna, prima con indifferenza, poi deridendola e infine mostrando insofferenza. Quando lei riesce a impossessarsene, l’urna si rivela priva di fondo e il voto scivola tra le foglie. La scena richiama il rischio di una regressione, mentre torna a circolare il modello della *trad wife*, la donna confinata alla casa e alla cura dei figli, con potere e aspirazioni lasciati all’uomo.


Emma, una voce impossibile da ignorare

In questo percorso Emma Bonino ha rappresentato un punto di riferimento anche per chi non condivideva ogni sua posizione. La sua battaglia, cominciata dai diritti civili e sociali, l’ha resa una figura riconoscibile nella lunga trasformazione della condizione femminile in Italia. Fino alla fine ha continuato a intervenire, accettando interviste, incontri e occasioni pubbliche per sostenere le proprie idee.

Il suo messaggio rifiutava la passività e il risentimento: “Niente è impossibile, ma niente è gratuito”. Per Bonino l’impegno richiedeva presenza, azione e continuità. Lo ricordava anche con un’altra frase diventata emblematica: “I diritti non sono mai per sempre”.

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Una storia costruita da milioni di donne

La mostra fotografica *Libere! 1946-2026. Le conquiste delle donne*, inaugurata alle Gallerie d’Italia di Milano, ripercorre questa vicenda attraverso immagini e generazioni. Il racconto parte dal 2 giugno 1946, quando 13 milioni di italiane parteciparono per la prima volta al referendum che accompagnò la nascita della Repubblica; un altro passaggio decisivo era arrivato il 17 marzo dello stesso anno, con le amministrative di Massalengo, in provincia di Lodi.

Dalle fotografie in bianco e nero di un Paese ancora rurale alle immagini del boom economico, degli anni di piombo e del successo del made in Italy, il percorso mette al centro lavoratrici, studentesse, madri, attiviste, atlete, elettrici e rappresentanti politiche. Sono donne comuni che, insieme, hanno modificato la società senza sempre comparire sotto i riflettori.

La memoria diventa così un invito a proseguire, passando il testimone e proteggendo i risultati raggiunti. La strada è stata percorsa in modo pacifico, legale e trasversale; proprio per questo, ricordare ciò che è stato conquistato può offrire la forza per ripartire.

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