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Cultura 3 min di lettura5 giorni fa

Caldo e voto, Charbonnier avverte: perché la destra può guadagnare terreno

Il filosofo francese lega l’emergenza climatica alla sfiducia verso lo Stato e vede nelle aree più colpite dalle ondate di calore un possibile slancio per l’estrema destra.

Pierre Charbonnier legge l’estate appena trascorsa come un passaggio politico delicato: dove il caldo ha pesato di più, sostiene, potrebbe crescere anche il consenso per le forze più radicali. Il filosofo francese, che insegna a Sciences Po e lavora al CNRS, collega questo scenario alla risposta giudicata insufficiente delle istituzioni davanti alla crisi climatica.


Libertà, clima e risposta politica

Nel suo ragionamento, uno dei nodi principali è il modo in cui i contrari alle politiche ambientali hanno imparato a usare il lessico della libertà. Charbonnier cita Donald Trump e la formula delle “molecole di libertà” riferita a petrolio e gas, spiegando che quel messaggio trasforma i combustibili fossili in simbolo di autonomia individuale ed economica.

Da qui nasce, secondo lui, una difficoltà per chi propone la transizione ecologica: non basta opporre alla retorica della destra un appello alla sobrietà. Il suo libro, Abbondanza e libertà. Una storia ambientale delle idee politiche, prova invece a immaginare sistemi tecnologici meno dannosi e nuove forme di solidarietà capaci di limitare una visione troppo individualista della libertà.


Redistribuire sì, ma senza aumentare le emissioni

Sul fronte economico, Charbonnier condivide l’idea che senza risorse pubbliche non sia possibile cambiare davvero il modello sociale ed energetico. Per questo ritiene centrale il passaggio attraverso la fiscalità e una redistribuzione delle ricchezze, un punto su cui dice di trovarsi in accordo con molta parte della ricerca sul clima.

Il problema, però, non si esaurisce nel trasferimento di reddito. Se i consumi dei gruppi meno abbienti si avvicinano semplicemente a quelli dei più ricchi, le emissioni rischiano di salire ancora. Per il filosofo servono investimenti pubblici che aiutino soprattutto la classe media meno protetta: chi guida auto vecchie e inquinanti, vive in case mal isolate o lavora nell’industria. In questa cornice, parla di una possibile “sicurezza sociale della transizione”, oggi però ancora lontana da una domanda politica diffusa.


Il caldo come acceleratore del voto a destra

L’elemento che lo preoccupa di più riguarda gli effetti immediati delle ondate di calore. Secondo Charbonnier, l’estate torrida ha mostrato in Francia una mancanza di risposta da parte dello Stato sia sul piano della protezione sia su quello della preparazione alla trasformazione energetica. Il risultato, osserva, è che cresce la percezione di abbandono e cala la fiducia nelle istituzioni.

In questo vuoto, aggiunge, l’estrema destra può guadagnare spazio. Dice di essere “quasi certo” che nelle zone più colpite dal caldo si vedrà un aumento dei voti per questi partiti, proprio perché molti elettori reagiscono alla sensazione che lo Stato non li protegga.


Dalle alluvioni alla costa del consenso

A suo avviso non si tratta di un’ipotesi astratta. Charbonnier richiama casi recenti in diverse aree europee: dalle zone alpine colpite dalle alluvioni alla regione di Valencia, fino alla Germania. In tutti questi contesti, sostiene, le destre hanno saputo capitalizzare il malcontento successivo a eventi climatici estremi.

Anche Marine Le Pen, nella sua lettura, si è mossa con rapidità parlando della necessità di climatizzare il Paese. Un messaggio molto semplice, ma efficace perché intercetta un bisogno immediato. Ed è proprio qui che il filosofo vede la fragilità della risposta politica tradizionale: quando l’emergenza si fa concreta, chi riesce a offrire una soluzione rapida spesso occupa il centro della scena.

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