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Cultura 3 min di lettura1 ora fa

Avedon, il West degli invisibili: 110 ritratti arrivano a Roma

Il Palazzo delle Esposizioni presenta per la prima volta in Italia l’intero ciclo fotografico dedicato da Richard Avedon all’America più marginale.

Un becchino chiamato Valentino, Petra con la collana di dollari ricevuta per il compleanno, B.J. armato a soli 9 anni: sono alcuni dei volti che Richard Avedon sottrasse all’anonimato. Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, fino al prossimo 31 gennaio, arrivano tutte le 110 fotografie di In the American West, il progetto che ha trasformato esistenze dimenticate in immagini destinate a durare.

La mostra non racconta soltanto un’America periferica, segnata dalla recessione e dalla deindustrializzazione. Attraverso fotografie, documenti e lettere, restituisce anche il rapporto costruito dal fotografo con le persone incontrate durante un viaggio durato più di cinque anni.

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Le vite nascoste diventano memoria

Tra i ritratti compaiono lavoratori, vagabondi, impiegati, minatori e persone incontrate in luoghi lontani dall’immaginario celebrativo del West: aree di sosta per camionisti, mattatoi, motel e miniere. Avedon cercò i suoi soggetti in una società attraversata da cambiamenti economici che avrebbero favorito alcuni e spinto altri ancora più ai margini.

Il percorso espositivo comprende anche materiali capaci di ampliare la storia delle immagini. Sono presenti le Polaroid preparatorie, le istruzioni destinate agli stampatori e una parte della corrispondenza ricevuta dal fotografo: una donna domandò l’indirizzo di un operaio ritratto perché pensava di aver riconosciuto in lui il proprio futuro compagno; la madre di un senzatetto morto poco dopo lo scatto chiese altre fotografie per conservarne il ricordo.


Un progetto nato da un incontro

Avedon era già celebre soprattutto per la fotografia di moda quando, alla fine degli anni Settanta, realizzò il ritratto di un caposquadra di un ranch del Montana. Quell’immagine attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, allora direttore dell’Amon Carter Museum, che gli propose di dedicare un’intera serie all’Ovest degli Stati Uniti.

Il fotografo lavorò al progetto da marzo 1979 a ottobre 1984, attraversando 21 Stati e fotografando più di 1.000 persone. Il risultato fu raccolto nel libro In the American West, pubblicato nel 1985, mentre la selezione romana riunisce per la prima volta in Italia l’intero insieme delle 110 immagini.

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Il bianco amplifica ogni dettaglio

La formula adottata da Avedon può sembrare essenziale: soggetti ripresi frontalmente, luce naturale e fondo bianco. Il curatore Clément Chéroux ha definito questa scelta “una forma di ritratto piuttosto elementare: frontale, con luce naturale e su sfondo bianco”. Le fotografie venivano realizzate con una macchina di grande formato, 20x25 cm, montata su treppiede; il risultato restava incerto fino allo sviluppo della lastra.

Dietro quella semplicità apparente, però, c’era un controllo rigoroso della scena. Il fotografo attendeva la postura, il gesto e l’espressione capaci di mettere in relazione abiti, lavoro e stato d’animo. I vagabondi emergono spesso decentrati o incurvati, non soltanto per la povertà dei vestiti e la magrezza, ma per una postura che sembra raccontare il peso di un’esistenza subita.


La fama inattesa di Sandra Bennett

Tra i documenti in mostra figura anche una lettera di Sandra Bennett, la ragazza apparsa sulla copertina del volume. Divenuta un’immagine simbolo della serie, Bennett raccontò ad Avedon con sorpresa la notorietà improvvisa e gli aggiornò la propria vita, dagli studi agli amori.

Il catalogo affida a Marco Delogu una riflessione sul valore complessivo dell’impresa, definita “un caso raro nell’ambito della fotografia” perché capace di “ritrarre un’essenza e restituirci ritratti pensati per l’eternità”. Come i personaggi della Spoon River di Edgar Lee Masters, anche gli uomini e le donne fotografati da Avedon sembrano aver trovato un luogo in cui continuare a esistere: non una collina, ma lo sguardo del mondo.

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