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Cultura 2 min di lettura1 ora fa

Pontormo a Roma: quei colori che ancora spiazzano

Alle Scuderie del Quirinale un percorso dedicato al pittore fiorentino riunisce opere celebri e capolavori difficili da vedere fuori dai grandi musei

“Non c’è un’architettura, non c’è un ambiente: soltanto un pavimento e un cielo uniforme con una sola nube”. Così Cristina Acidini descrive la costruzione della celebre Pala Capponi, uno dei vertici dell’esposizione dedicata a Pontormo alle Scuderie del Quirinale. Al centro della tavola si concentra una folla di figure, riunite attorno alla Madonna mentre il corpo di Cristo viene sollevato da due personaggi forse angelici, ma privi di ali.

La scena non offre una risposta definitiva sul momento rappresentato: il corpo potrebbe essere consegnato alla madre oppure allontanato da lei verso il sepolcro. Proprio questa ambiguità contribuisce alla forza dell’opera, insieme alla gamma di azzurri, rosa e tonalità variabili che Vasari giudicò priva di sufficiente chiaroscuro e che oggi appare come una vera costruzione musicale del colore.

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Una pittura nata dall’inquietudine

Jacopo Carucci, conosciuto come Pontormo dal luogo d’origine, Pontorme, nacque nel 1494 e morì a Firenze nel 1557. La sua ricerca si colloca nel passaggio che, nella Firenze del Cinquecento, conduce dal pieno Rinascimento alla Maniera: una fase nella quale il pittore sviluppò una visione personale, tesa e lontana dagli equilibri più tradizionali.

Il suo linguaggio combina eleganza, movimento e una marcata componente emotiva. Alla precisione del disegno si uniscono forme quasi astratte e osservazioni naturalistiche, mentre i colori accesi e i panneggi elaborati rendono riconoscibile una sensibilità che avrebbe influenzato anche diversi artisti del Novecento. La sua originalità gli procurò l’ammirazione di Michelangelo e l’interesse di musei e collezionisti internazionali.


La mostra riunisce opere rare

Il percorso romano consente di osservare dipinti che raramente possono essere ammirati insieme fuori dalla Toscana e dalle principali istituzioni museali europee e americane. Tra i lavori presenti figurano il Ritratto d’orafo del Louvre, il Ritratto di alabardiere del Museo J. Paul Getty di Los Angeles e il Ritratto di Cosimo il Vecchio conservato agli Uffizi.

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La selezione conduce fino alla Deposizione proveniente da Santa Felicita e alla Visitazione di Carmignano, collocate rispettivamente al primo e al secondo piano. In questo modo l’esposizione mette a confronto la varietà dei soggetti con la coerenza di una ricerca fondata su grazia raffinata, tensione narrativa e libertà cromatica.


Dalla Pala Capponi a Michelangelo

La Pala Capponi resta uno dei nuclei più problematici e affascinanti della rassegna, anche per l’incertezza legata al titolo e all’episodio raffigurato: Pietà o Trasporto di Cristo? L’assenza di uno spazio architettonico definito sposta tutta l’attenzione sui corpi, sui gesti e sull’intensità del dolore materno.

Un’altra tappa significativa è La Venere e Cupido, realizzata nel 1533-1534 attraverso la collaborazione con Michelangelo e proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Firenze. L’opera introduce il visitatore a un ulteriore capitolo della vicenda artistica di Pontormo, protagonista di una pittura capace di apparire insieme colta, inquieta e sorprendentemente attuale.

La monografica resterà aperta alle Scuderie del Quirinale fino al 7 febbraio 2027.

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