Assisi sceglie Patti Smith: il rock incontra Francesco
La musicista porterà in Italia uno spettacolo nato dai versi scritti per l’ottavo centenario della morte di san Francesco.
Prima ancora che Patti Smith salga sui palchi italiani, il suo legame con Assisi ha già prodotto un incontro singolare: i frati del Sacro Convento le hanno chiesto di scrivere una poesia dedicata a san Francesco. Da quell’invito è nata Where Francis Walked, composizione realizzata durante il periodo in cui l’artista celebrava i cinquant’anni di Horses.
La poesia, pubblicata sulla rivista San Francesco patrono d’Italia con la traduzione italiana di Antonio Spadaro, è diventata il punto di partenza per Words and Music – Where Francis Walked. Tra novembre e dicembre, Patti Smith proporrà uno spettacolo costruito su musica, versi e ricordi personali, portando sul palco una storia in cui la dimensione spirituale non è mai separata dalla sua esperienza nel rock.
Da Assisi nasce un nuovo spettacolo
Il rapporto con Francesco non è un episodio isolato. Nel 2012 Smith aveva raggiunto Assisi, si era fermata in preghiera davanti alla tomba del santo e aveva condiviso un pranzo con la comunità religiosa. L’artista aveva inoltre accolto con entusiasmo l’elezione del papa che aveva scelto il nome del frate di Assisi.
Il testo composto per l’anniversario allarga però quel rapporto a una riflessione più ampia sulla fragilità, sulla natura e sulla ricerca di una guida. Nei versi, una persona smarrita in una selva ascolta il lamento di un lupo ferito, rannicchiato su quello che un tempo era considerato un luogo sacro. È un’immagine che lega il paesaggio alla sofferenza e alla possibilità di ritrovare un orientamento.
Le date italiane saranno quattro: il 29 novembre al Transart Festival di Bolzano, il 1° dicembre al Teatro Verdi di Salerno, il 5 dicembre al Teatro Feronia di San Severino e il 6 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Una fede cresciuta nel rock
Per comprendere la scelta dei frati bisogna guardare alla biografia di Smith, nata nel 1946 e segnata fin dall’infanzia dalla povertà, dalle malattie e dalla lettura instancabile di libri e fumetti nel South Jersey. A vent’anni arrivò a New York: seguirono il Chelsea Hotel, il legame con Robert Mapplethorpe, l’intesa con Tom Verlaine, i rapporti con William Burroughs e Sam Shepard, la formazione della sua band e la devozione artistica per Bob Dylan.
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La sua vicenda creativa, tuttavia, è sempre stata attraversata dalla religione. In casa c’era la Bibbia; da ragazza si interessò al buddhismo e accompagnava la madre, diventata Testimone di Geova, nelle visite di evangelizzazione. Nel racconto autobiografico Il pane degli angeli, pubblicato da Bompiani nel 2025, Smith ricorda anche le reazioni ostili ricevute durante quelle visite: «A volte ci lanciavano secchi pieni di urina ed escrementi». Quell’esperienza, spiega, rafforzò la sua vicinanza agli oppressi e agli emarginati.
Il santo dentro la sua memoria
Nel 1977, mentre era costretta a letto dopo un incidente sul palco, Smith guardò ripetutamente Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. La colpì il Cristo del film, percepito come un rivoluzionario guidato dall’amore e capace di riportarla, secondo il suo stesso racconto, al significato più autentico del messaggio cristiano.
Anche Francesco ritorna più volte nella sua autobiografia. Alla fine degli anni Novanta, prima di partire per l’Europa, l’artista vide il padre nutrire alcuni uccelli nel cortile. Il volo degli animali le fece pensare agli affreschi di Giotto ad Assisi: non un miracolo, ma il segno di una semplicità che la portò a definire il padre parte di una «tribù sacra» e se stessa «la figlia vagabonda del santo».
Brani come Dancing Barefoot e Constantine’s Dream mostrano la stessa tensione: nel primo l’amore umano si avvicina a quello per il Creatore, nel secondo la pittura di Piero della Francesca diventa il punto di partenza per parlare di vita, morte e distruzione della natura. Alla luce di questo percorso, l’etichetta di “sacerdotessa del rock” acquista un significato meno convenzionale: non una semplice immagine scenica, ma il risultato di una ricerca che unisce poesia, fede e musica.
Forse è proprio questa continuità a spiegare l’invito di Assisi. Patti Smith ha frequentato il CBGB di New York, luogo simbolo della scena musicale degli anni Settanta, ma ha saputo attraversare anche lo spazio raccolto della basilica di San Francesco. Per raccontare il santo, i frati hanno scelto una poetessa capace di tenere insieme entrambi i mondi.
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