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Cronaca 3 min di lettura6 giorni fa

Voice cloning e 24 milioni: il denaro arriva fino a Barcellona

La Procura di Milano segue due nuovi fascicoli su raggiri bancari realizzati con messaggi, mail e voci generate dall’intelligenza artificiale.

Un trasferimento da oltre 23,8 milioni di euro e un secondo raggiro da circa 2 milioni: sono le cifre al centro di due nuove indagini della Procura di Milano su frodi bancarie realizzate con strumenti di intelligenza artificiale. Una parte dei fondi è stata individuata e bloccata a Barcellona, mentre nell’altro caso il recupero è avvenuto in Croazia.

Le due vicende non risultano collegate tra loro. Restano inoltre separate dall’inchiesta sulla frode ai danni di Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, dalla quale sarebbero spariti 36 milioni sui 95 complessivamente sottratti.


Il trasferimento da 24 milioni

Nel fascicolo più consistente, aperto dopo una denuncia dell’istituto coinvolto, la vittima sarebbe stata una dirigente bancaria. Nel maggio scorso avrebbe ricevuto comunicazioni provenienti da un indirizzo di posta elettronica che sembrava appartenere a un dipendente della stessa banca. L’apparente corrispondenza con una persona conosciuta avrebbe rafforzato la convinzione di essere davanti a una richiesta autentica.

La manager sarebbe stata così indotta ad autorizzare operazioni per una somma superiore a 23,8 milioni di euro. Le risorse sarebbero state spostate attraverso conti internazionali con passaggi tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein. Su una parte del denaro, depositata presso un istituto di Barcellona, è stato disposto un sequestro preventivo firmato dalla gip Sara Cipolla; l’inchiesta è coordinata dal pm Enrico Pavone.


Un secondo colpo in Croazia

La seconda indagine riguarda una banca di dimensioni inferiori e un importo vicino ai 2 milioni di euro. Anche in questo caso gli investigatori avrebbero recuperato una quota della somma, rintracciandola in Croazia. Il procedimento è affidato alla pm Barbara Benzi.

Per entrambe le vicende sarebbero già state effettuate iscrizioni nel registro degli indagati. Gli accertamenti, tuttavia, sono ancora in corso e i due procedimenti rimangono distinti, sia tra loro sia dall’indagine sul caso Molesini, seguita dai pm Barbara Benzi e Alfonso Serritiello sotto il coordinamento del pool guidato dal pm Eugenio Fusco e con attività investigativa affidata ai carabinieri.

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L’arma delle identità digitali

Il metodo contestato presenta elementi simili a quello emerso nel caso Fideuram: messaggi, posta elettronica e telefonate costruite tramite il cosiddetto voice cloning, una tecnologia capace di riprodurre voci molto vicine a quelle reali. L’obiettivo sarebbe stato creare una situazione credibile e spingere i destinatari ad autorizzare rapidamente i pagamenti.

Con i nuovi fascicoli, a Milano risultano dunque almeno tre indagini su frodi di questo tipo. Gli investigatori stanno valutando anche il ruolo di un informatico straniero già individuato nel procedimento Molesini, pur con il sospetto che l’identità a disposizione possa non essere autentica.


Le falle nei momenti più delicati

Secondo quanto emerge dagli accertamenti, i raggiri puntano su dirigenti e dipendenti bancari in fasi di particolare pressione, facendo leva sulla fiducia riposta in comunicazioni apparentemente interne. A destare attenzione è anche l’impiego di applicazioni di messaggistica come WhatsApp per impartire o confermare indicazioni relative a somme ingenti.

Gli istituti di credito, spiegano gli inquirenti, dispongono comunque di procedure e strumenti che possono consentire di intervenire rapidamente sui trasferimenti sospetti. È grazie a questi meccanismi che, nei due nuovi casi, una parte delle somme sarebbe stata congelata o recuperata all’estero.

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