11.000Lettori online ora
Cronaca 3 min di letturaieri

Vannacci, il primo test lascia il segno: a Reggio resta sotto il 10%

Il risultato di Domenico Giannetta ridimensiona le ambizioni elettorali del generale, ma non cancella il malessere che attraversa una parte del centrodestra.

A Reggio Calabria il debutto elettorale del progetto di Vannacci non ha prodotto lo sfondamento atteso. Domenico Giannetta, candidato sostenuto dal generale e da Fn, si è fermato tra il 9 e il 10 per cento: una percentuale coerente con i sondaggi nazionali, ma insufficiente rispetto alle aspettative fissate per il primo confronto con il voto reale.

Il dato pesa soprattutto per il profilo del candidato scelto. Giannetta era stato fino a due mesi prima capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale calabrese ed era considerato da molti titolare di un consistente patrimonio personale di preferenze. L’obiettivo non era necessariamente conquistare il seggio, quanto dimostrare che Vannacci potesse diventare un interlocutore ingombrante per il centrodestra.


Un risultato sotto le attese

La partecipazione si è fermata al 22,3 per cento, un elemento che ha favorito le forze più organizzate e capaci di portare gli elettori alle urne. Anche il 65 per cento ottenuto pochi mesi prima da Francesco Cannizzaro, candidato di Forza Italia e poi eletto sindaco, rappresentava un precedente difficile da ignorare.

Questi fattori aiutano a leggere il risultato, ma non bastano a trasformarlo in un successo politico. Le rilevazioni nazionali avevano segnalato una crescita del consenso per Vannacci e, proprio per questo, ci si aspettava una percentuale più alta. A Reggio Calabria sembravano inoltre presenti condizioni favorevoli: le divisioni nello schieramento avversario, il peso del candidato locale e una tradizione politica legata alla destra missina.

Giannetta avrebbe dovuto consentire al generale di giocare la partita su due tavoli: una vittoria avrebbe consacrato il progetto, mentre una sconfitta accompagnata da un risultato consistente avrebbe comunque rafforzato la sua posizione. Con una quota intorno al 9-10 per cento, però, il secondo scenario non si è realizzato pienamente. Non si tratta necessariamente di un crollo, ma la soglia raggiunta è lontana da quella che avrebbe permesso di rivendicare una vittoria indiretta.


Meloni può respirare, ma non chiude la partita

Giorgia Meloni può quindi considerare il risultato un segnale di ridimensionamento per il suo principale concorrente interno, senza però interpretarlo come la fine del problema. Vannacci intercetta infatti una parte dell’elettorato che in passato aveva scelto Fratelli d’Italia o la Lega e che ha vissuto con delusione la trasformazione della premier in una leader di governo più vicina alle posizioni europee.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Nello stesso bacino rientrano anche elettori rimasti delusi dal declino politico di Matteo Salvini e attratti da un generale percepito come estraneo alle mediazioni della maggioranza. Il riferimento è a posizioni come il blocco navale, il rifiuto dell’euro, l’uso di simboli legati alla Decima Mas e a una crescente simpatia per Vladimir Putin.

Quel sentimento, secondo il testo, non è scomparso dopo il voto calabrese. Resta da capire se il consenso registrato dai sondaggi riuscirà a mantenersi nel tempo e se la popolarità personale di Vannacci potrà trasformarsi in voti effettivi in consultazioni più partecipate.


Il nodo della squadra sul territorio

La prova di Reggio Calabria ha messo in evidenza anche un’altra difficoltà: il consenso nazionale non può sostituire una struttura locale capace di mobilitare gli elettori. Nelle elezioni suppletive, caratterizzate spesso da un’affluenza ridotta, la presenza organizzata dei partiti può risultare decisiva.

Per Vannacci sarà quindi importante valutare la qualità della squadra costruita intorno al suo progetto. Un gruppo di candidati molto esposto e divisivo, se non sostenuto da una rete territoriale efficace, rischia di indebolire anziché rafforzare l’iniziativa. Il risultato calabrese non chiude la partita, ma impone al generale una pausa di riflessione prima del prossimo tentativo.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere