Ricina nella casa dei Di Vita? La nuova mossa degli investigatori
A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, gli accertamenti si concentrano sullo studio del marito e sui reperti raccolti nell’abitazione
La possibile presenza di ricina in alcuni reperti riporta al centro dell’inchiesta Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita. A nove mesi dalla morte delle due donne, gli investigatori hanno eseguito una nuova perquisizione nel suo studio di Pietracatella, situato di fronte alla casa della famiglia.
La ricerca si sposta nello studio
L’operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra mobile di Campobasso, coordinati da Marco Graziano, insieme agli investigatori del Servizio centrale operativo impegnati nell’analisi dei dispositivi sequestrati. Il controllo ha riguardato esclusivamente l’ufficio del paese, mentre Di Vita dispone anche di uno studio a Campobasso.
La nuova attività arriva dopo la copia forense del computer e delle dieci chiavette di memoria sequestrate a luglio. Antonella collaborava nell’attività del marito e lo studio perquisito si trova proprio davanti all’abitazione nella quale, secondo l’ipotesi investigativa, le due donne sarebbero state avvelenate.
I reperti attendono una risposta
L’attenzione della Procura di Larino è rivolta soprattutto ai risultati degli esami affidati agli specialisti dell’Istituto Robert Koch. Nei mesi scorsi, durante un sopralluogo durato a lungo nella palazzina dei Di Vita, sono stati raccolti 131 campioni tra resti di cibo, recipienti e altri oggetti.
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Dalla Germania non è ancora arrivato un responso ufficiale. Tuttavia, indiscrezioni non confermate riferiscono del possibile ritrovamento di tracce di ricina in alcuni reperti. Tra gli oggetti analizzati figurano anche una borraccia con un liquido privo di odore e sapore e un contenitore con un deposito marrone e granuloso, rinvenuto nel piano un tempo occupato dalla madre di Gianni Di Vita.
L’ipotesi del veleno preparato in casa
Secondo gli investigatori, la sostanza potrebbe essere stata ottenuta in modo artigianale dai semi della pianta di ricino, reperibile nelle campagne intorno a Pietracatella e capace di produrre i propri semi durante l’estate. La conferma della presenza del veleno nell’abitazione rappresenterebbe un passaggio decisivo per ricostruire la dinamica dei decessi.
Gli inquirenti valutano inoltre l’ipotesi che la morte di Antonella sia stata pianificata in anticipo. Sara, secondo la stessa ricostruzione, potrebbe essere stata colpita indirettamente. In questo quadro, Gianni Di Vita resta una figura centrale dell’indagine, in attesa degli accertamenti conclusivi degli esperti tedeschi.
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