Carceri, il sovraffollamento cresce: 64.436 detenuti e 46.318 posti
Il rapporto 2026 di Antigone fotografa condizioni sempre più critiche: aumentano gli isolamenti, diminuiscono le misure alternative e restano gravi carenze strutturali
Sono 64.436 le persone recluse negli istituti penitenziari italiani, mentre i posti effettivamente disponibili sono 46.318. È questo il dato centrale del XXII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, presentato a Bari nella sede dell’associazione La giusta causa e intitolato “Tutto chiuso”.
Più detenuti, meno alternative
Secondo il documento, il sovraffollamento è peggiorato rispetto agli anni precedenti. La pressione sulle carceri si accompagna a una riduzione del ricorso alle misure alternative, che potrebbero alleggerire la presenza negli istituti.
Le prese in carico per l’affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa più utilizzata, sono passate da 26.151 a 24.627 nell’ultimo anno. Un andamento simile viene segnalato anche per la detenzione domiciliare.
Il rapporto esamina inoltre le recenti scelte legislative: sono stati introdotti più di 55 nuovi reati, oltre 60 nuove aggravanti e più di 65 interventi che hanno aumentato la severità delle sanzioni.
Isolamento e disagio in aumento
La condizione quotidiana delle persone detenute appare particolarmente rigida. Il 60,26% della popolazione carceraria si trova in regime chiuso, comprendendo la massima sicurezza ordinaria, l’alta sicurezza e il 41-bis.
Un altro indicatore riguarda gli isolamenti disciplinari, cresciuti del 171% rispetto al 2019. Il rapporto collega a questo quadro anche l’incremento della sofferenza fisica e psicologica: nel 46,5% dei casi le persone recluse fanno uso di sedativi o farmaci ipnotici.
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Celle e servizi ancora carenti
Le criticità riguardano anche gli edifici. In 66 delle 102 strutture visitate da Antigone sono stati individuati reparti non agibili, che finiscono per ridurre ulteriormente lo spazio utilizzabile. In 23 istituti, inoltre, servizi igienici e cucina sono collocati nello stesso ambiente.
La mancanza di servizi essenziali è aggravata dal sovraffollamento. L’acqua calda non è disponibile in 47 carceri, mentre in 53 istituti le docce non si trovano all’interno delle celle.
Oltre 30mila ricorsi accolti
Tra il 2018 e il 2024 la magistratura di sorveglianza ha accolto più di 30mila ricorsi presentati per condizioni ritenute inumane o degradanti. Il principale motivo indicato è stata l’impossibilità di garantire a ciascuna persona detenuta lo spazio minimo di tre metri quadrati.
Il quadro restituito dal rapporto unisce dunque l’aumento della popolazione carceraria alla riduzione delle alternative e a strutture spesso inadeguate. I dati raccolti segnalano una pressione crescente sia sugli spazi disponibili sia sulle condizioni di vita all’interno degli istituti.
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