Vanessa Cella: tre condanne e nuovi accertamenti sulla clinica
La 37enne morì nel 2022 dopo tre operazioni estetiche consecutive: pene fino a 3 anni e 4 mesi per i sanitari coinvolti
A finire sotto esame non è stata soltanto la quantità di anestetico utilizzata durante l’operazione, alla quale sarebbe stato aggiunto anche il curaro per mantenere immobile la paziente. Tra gli aspetti ritenuti decisivi figura soprattutto l’assenza di un adeguato controllo nella fase successiva agli interventi. Secondo i principi richiamati dalla Corte di Cassazione, la sorveglianza dopo l’operazione riguarda tanto l’anestesista quanto il chirurgo responsabile dell’intervento.
Risarcimento provvisorio per la famiglia
Oltre alle pene detentive, il giudice ha stabilito che ciascuno dei tre imputati versi una provvisionale di 15mila euro a Patrizio Cella, fratello di Vanessa. La somma dovrà essere corrisposta in attesa della definizione complessiva degli aspetti risarcitori.
La vicenda ruota anche attorno agli obblighi di assistenza nella fase postoperatoria. La Cassazione ha chiarito che l’anestesista deve garantire la propria presenza continuativa, 24 ore su 24, nelle strutture dove vengono eseguite operazioni chirurgiche; dopo la conclusione dell’intervento, una responsabilità di controllo ricade anche sul medico che ha operato.
Il verdetto sulla morte di Vanessa
Vanessa Cella aveva 37 anni quando, il 26 marzo 2022, morì nella Casa di cura Santa Maria la Bruna di Torre del Greco. Nella stessa giornata era stata sottoposta a tre procedure di chirurgia estetica eseguite una dopo l’altra e non aveva più ripreso conoscenza dopo l’anestesia.
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Il Tribunale di Torre Annunziata ha riconosciuto la responsabilità di tutti i sanitari finiti a processo in primo grado. Al chirurgo sono stati inflitti 2 anni e 8 mesi, mentre la condanna per l’anestesista è di 3 anni e 4 mesi; il direttore sanitario della struttura dovrà scontare 2 anni e un mese.
Nuove verifiche sulla gestione
La pm Marianna Ricci aveva contestato ai tre il reato di omicidio colposo. Nella requisitoria aveva sollecitato una pena di 3 anni e 6 mesi per l’anestesista, 3 anni per il chirurgo e 2 anni e 6 mesi per il direttore sanitario.
Accolta anche la richiesta di approfondire il funzionamento della clinica. Il giudice Antonio Fiorentino ha disposto l’invio al pubblico ministero dei verbali relativi alle testimonianze, così da consentire la valutazione di eventuali ulteriori ipotesi di reato e lo svolgimento di nuove indagini.
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