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Cronaca 2 min di lettura57 min fa

Tumore alla prostata, apalutamide taglia le recidive del 62%

Lo studio su 408 pazienti ha registrato anche meno metastasi e un ricorso più tardivo a nuove cure

Il trattamento con apalutamide associato alla terapia ormonale ha ridotto del 62% il rischio di recidiva o morte nei pazienti con tumore della prostata ad alto rischio sottoposti a chirurgia. I dati arrivano dal sottostudio di fase 3 Proteus, presentato al congresso della Società europea di oncologia medica, concluso il 27 ottobre a Madrid.

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I risultati dopo l’intervento

La ricerca ha coinvolto 408 persone con carcinoma prostatico non metastatico, localizzato ad alto rischio o localmente avanzato, candidabili sia all’operazione sia a una terapia sistemica. Il gruppo sperimentale ha ricevuto apalutamide insieme alla terapia di deprivazione androgenica per sei mesi prima e dopo la prostatectomia; l’altro è stato trattato con la sola chirurgia.

Dopo un periodo mediano di osservazione di 37,8 mesi, la sopravvivenza libera da eventi non era ancora stata raggiunta tra i pazienti sottoposti al trattamento combinato. Nel gruppo operato soltanto, invece, la mediana è stata di 19,1 mesi. A tre anni risultava libero da eventi il 63% dei pazienti trattati con apalutamide e terapia ormonale, contro il 41,4% di quelli sottoposti alla sola prostatectomia.


Meno metastasi e nuove terapie

Il regime sperimentale ha inoltre ridotto del 51% il rischio di metastasi a distanza o decesso, secondo l’analisi sulla sopravvivenza libera da metastasi. È stato rilevato anche un calo del 71% nella probabilità di dover iniziare un trattamento successivo: a tre anni non ne aveva avuto bisogno il 64,6% dei pazienti del gruppo combinato, rispetto al 32% del gruppo chirurgico.

Alberto Briganti, ordinario di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Programma di chirurgia robotica dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, ha osservato che la mediana di 19,1 mesi con la sola operazione mostra le difficoltà ancora presenti nelle forme aggressive. A suo giudizio, i risultati indicano la possibilità di affiancare alla chirurgia una terapia capace di prolungare il controllo della malattia.

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Effetti indesiderati e prossime analisi

Apalutamide impedisce agli ormoni androgeni di legarsi al proprio recettore, contribuendo a rallentare la crescita del tumore. Il profilo di sicurezza è risultato in linea con quello dello studio Proteus principale: eventi avversi di grado 3 o 4 sono comparsi nel 31% dei pazienti trattati con la combinazione e nel 22% di quelli operati soltanto.

Non sono stati registrati decessi collegati a eventi avversi insorti durante il trattamento. Tra gli effetti più frequenti associati ad apalutamide figurano vampate di calore, riferite nel 64% dei casi, e incontinenza urinaria, osservata nel 63%.

Il monitoraggio proseguirà per valutare l’impatto sulla sopravvivenza globale. I risultati, presentati come contributo di particolare rilievo al congresso europeo, si aggiungono ai dati principali di Proteus illustrati durante la sessione plenaria del congresso annuale dell’Asco 2026; il lavoro collegato è stato accettato da European Urology.

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