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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Tumore al seno, la sfida dopo la diagnosi: cure sempre più su misura

Per Angela Toss la prevenzione delle ricadute passa da terapie mirate, durata personalizzata dei trattamenti e una partecipazione consapevole delle pazienti.

La qualità del dialogo tra medico e paziente può incidere concretamente sul percorso di cura. Angela Toss sottolinea che una donna informata sulle caratteristiche della propria malattia e sulle alternative disponibili tende a seguire più a lungo e con maggiore continuità le indicazioni terapeutiche. «È importante che le pazienti chiedano ai loro medici quali sono le opzioni terapeutiche», ha affermato l’oncologa, invitando a renderle parte attiva delle decisioni sul futuro trattamento.


La personalizzazione resta decisiva

Secondo Toss, oggi il problema non è soltanto disporre di numerosi strumenti, ma scegliere quello più adatto alla singola persona. Per alcune pazienti è possibile evitare la chemioterapia, mentre in altri casi occorre estendere la durata delle cure oppure affiancare ai trattamenti già utilizzati ulteriori farmaci.

L’obiettivo è trovare un equilibrio tra efficacia e tollerabilità. Una strategia costruita sulle caratteristiche della malattia e sulle condizioni della donna può ridurre il pericolo di una nuova comparsa del tumore, limitando al tempo stesso gli effetti indesiderati non necessari. La partecipazione della paziente, spiegano le indicazioni dell’oncologa, rafforza inoltre la continuità nell’assunzione delle terapie e può contribuire a migliorarne i risultati.


Nuove armi contro le ricadute

La recidiva può manifestarsi anche dopo un intervallo significativo dalla diagnosi iniziale. Può interessare nuovamente la mammella, i linfonodi vicini oppure organi situati in altre parti del corpo. Per questo, negli ultimi anni la ricerca ha concentrato gli sforzi su modalità capaci di diminuire ulteriormente una probabilità già contenuta nelle forme individuate precocemente.

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Tra le possibilità oggi disponibili ci sono i test genomici, utili a capire quali donne possano fare a meno della chemioterapia dopo l’operazione. Toss richiama anche l’evoluzione della terapia endocrina, che in chi la sopporta bene può proseguire oltre il limite tradizionale dei 5 anni. A queste soluzioni si sono aggiunti farmaci biologici diretti contro bersagli specifici, tra cui gli inibitori delle chinasi ciclino-dipendenti 4/6 e gli inibitori di PARP.


Diagnosi precoce, ma rischio residuo

Il quadro delle diagnosi è cambiato: circa il 70% dei tumori della mammella viene oggi individuato negli stadi 1 o 2. La scoperta anticipata aumenta le possibilità di guarigione e mantiene generalmente basso il rischio di una ripresa della malattia, senza però eliminarlo del tutto.

«La probabilità di recidiva è decisamente bassa, ma purtroppo rimane», ha spiegato Toss. La professoressa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e oncologa medica presso l’Aou di Modena è intervenuta alla presentazione dei risultati della ricerca Iqvia sul tumore al seno He+/Her2− in fase iniziale, promossa da Novartis Italia durante il Breast Cancer Awareness Month, il mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore della mammella.

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