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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Tre giorni senza paga per la famiglia: il caso finisce all’Ispettorato

La vicenda ruota attorno a sei giorni di assenza dal lavoro e a una sospensione di tre giorni senza stipendio.

La vicenda ruota attorno a sei giorni di assenza dal lavoro e a una sospensione di tre giorni senza stipendio. Il dipendente sostiene di essersi assentato per assistere la moglie, ricoverata e poi convalescente, e per occuparsi dei figli piccoli; l’azienda ribatte che quei permessi non erano stati autorizzati.

Il caso, reso pubblico dalla Cgil, sarà esaminato dall’Ispettorato del lavoro attraverso il confronto tra le parti. Il sindacato chiede il ritiro della sanzione e le scuse della società, mentre il datore di lavoro difende la procedura seguita.


La versione del lavoratore

Secondo il dipendente, la necessità di assentarsi è nata dopo il malore della moglie, accompagnata al Pronto soccorso e successivamente rientrata a casa per la convalescenza. In quella prima occasione, racconta, aveva informato l’azienda e consegnato la documentazione dell’ospedale senza ricevere contestazioni.

In seguito i medici avevano comunicato alla famiglia che la donna avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento. Il lavoratore aveva quindi avvisato in anticipo i responsabili della possibile necessità di ulteriori giornate di permesso, anche se l’operazione era stata poi rinviata di circa un mese.

Quando è arrivata la convocazione per il ricovero, poco dopo la fine delle ferie, il dipendente ha comunicato che sarebbe rimasto a casa nei due giorni dell’ospedalizzazione per occuparsi dei figli. Aveva inoltre segnalato la possibilità di assentarsi ancora durante la convalescenza della moglie, in un periodo reso più complesso dalla chiusura delle scuole e dall’assenza di aiuti immediatamente disponibili.


La sanzione divide le parti

Al rientro, però, il lavoratore ha ricevuto una contestazione disciplinare. Le sue spiegazioni non hanno convinto la direzione, che ha poi disposto tre giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, cioè la sanzione più severa prevista dal contratto collettivo applicato, secondo quanto riferito dalla Cgil.

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Il sindacato sostiene che il dipendente avesse comunicato per tempo le proprie esigenze familiari e non avesse precedenti disciplinari gravi. La Cgil afferma inoltre che erano stati richiesti permessi retribuiti utilizzabili senza preavviso nelle situazioni urgenti, come previsto dal nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, e definisce il provvedimento “inaccettabile”.

L’azienda fornisce una ricostruzione diversa: “La contestazione riguarda sei giorni di assenza ingiustificata”. Secondo la società, le giornate erano state richieste telefonicamente in due momenti, prima tre e poi altre tre, ma non erano state approvate; nonostante ciò, il lavoratore avrebbe scelto di non presentarsi.


Ora decide l’Ispettorato

La controversia passa quindi alla commissione presso l’Ispettorato del lavoro, sede alla quale il dipendente e il sindacato si sono già rivolti. La Cgil punta a ottenere l’annullamento della sospensione e le scuse dell’azienda, mentre l’organo ispettivo dovrà valutare le rispettive ricostruzioni.

La società precisa di avere seguito l’iter previsto: avrebbe contestato gli episodi, raccolto le giustificazioni e adottato il provvedimento nell’ambito della procedura disciplinare. Aggiunge però che la sanzione è stata soltanto intimata, e non ancora applicata in via definitiva, in attesa dell’incontro davanti alla commissione.

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