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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Torino, bimbo travolto: la madre accusa la rivale di una seconda manovra

La donna ricostruisce l’episodio in televisione, mentre il legale della giovane respinge l’ipotesi di un gesto volontario

La madre del bambino di cinque anni sostiene che quella sera l’auto abbia compiuto più di una manovra contro di loro. L’episodio è avvenuto il 26 settembre a Torino e vede coinvolta Camilla D’Alessandra, giovane arrestata con l’accusa di tentato omicidio dopo essersi allontanata dal luogo dell’impatto.


La ricostruzione della madre

Intervenuta a “Dentro la Notizia”, la donna ha raccontato di essere stata insieme al figlio e al compagno quando ha riconosciuto la vettura della sua rivale sentimentale. A quel punto, il compagno le avrebbe suggerito di spostarsi sul marciapiede e di dirigersi verso casa, dicendo che avrebbe affrontato direttamente la ragazza.

La madre ha spiegato di essere rimasta incerta tra il restare immobile e il tentare di scappare quando l’auto si è avvicinata. «Ha provato a investire mio figlio per due volte», ha riferito, sostenendo che la conducente si sarebbe arrestata per un breve momento prima di colpire il bambino.


L’accusa parla di una seconda spinta

Secondo la versione fornita dalla donna, la vettura avrebbe poi fatto retromarcia e sarebbe tornata in avanti. In questa seconda fase, sempre stando al suo racconto, sarebbero stati investiti anche lei e il compagno, prima che l’automobilista lasciasse la zona.

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La testimonianza descrive quindi una sequenza molto rapida, nella quale il bambino sarebbe stato urtato per primo e gli adulti subito dopo. Saranno gli accertamenti sull’accaduto a chiarire la dinamica e a verificare la responsabilità della giovane.


La difesa nega l’intenzione

In studio era presente Cristian Scaramuzzino, avvocato di Camilla D’Alessandra. Il legale ha riferito che la sua assistita sarebbe profondamente scossa, avrebbe pianto e avrebbe chiesto al giudice informazioni sulle condizioni del piccolo.

La difesa sostiene una ricostruzione opposta a quella della madre: secondo Scaramuzzino, si sarebbe trattato di un urto non deliberato mentre la ragazza viaggiava in automobile con un conoscente. L’avvocato ha aggiunto che, se l’obiettivo fosse stato colpire il compagno della donna, la giovane avrebbe potuto farlo già al primo incontro in viale Regina Margherita, circostanza che a suo giudizio esclude la volontarietà del gesto.

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