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Cronaca 2 min di lettura13 ott

Toffaloni, niente arresto per la strage di Brescia: il motivo dei giudici

La Corte d’Appello non ravvisa un rischio concreto di fuga per il 69enne, cittadino svizzero e ricorrente in Cassazione dopo la condanna a 30 anni

Le presunte ristrettezze finanziarie non bastano, da sole, a far ritenere imminente una fuga. Anzi, secondo la Corte d’Appello di Brescia, una disponibilità economica limitata potrebbe rendere più complesso allontanarsi dalla Svizzera, non favorire l’irreperibilità di Marco Toffaloni.

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Le difficoltà non provano la fuga

Nel valutare la richiesta della Procura generale, i giudici hanno rilevato che non sono note né le risorse di cui Toffaloni dispone in Svizzera né l’eventuale presenza di denaro o beni di valore in altri Paesi. Questo quadro, unito agli altri elementi esaminati, non configura un pericolo attuale e concreto.

La Corte ha inoltre escluso che il comportamento dell’uomo dopo la condanna mostri un progetto di sottrazione alla giustizia. Toffaloni non avrebbe modificato il proprio stile di vita e, per i giudici, «non appare supportata da elementi concreti l’ipotizzata volontà del Toffaloni di allontanarsi dal suolo svizzero».


La richiesta della Procura respinta

L’accusa aveva descritto il 69enne come una persona priva di un’occupazione e di una rete familiare stabile. Secondo la Procura generale, la sua vita in Svizzera sarebbe segnata dall’isolamento, da fragilità economiche e da una situazione personale difficile, condizioni che avrebbero potuto agevolare la fuga.

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Per la Corte, però, questi aspetti non dimostrano in maniera certa e automatica l’intenzione di rendersi irreperibile. La cittadinanza svizzera e la permanenza dell’uomo in quel Paese non sono state considerate elementi sufficienti per disporre l’arresto.


La condanna resta impugnata

Toffaloni è stato condannato a 30 anni di carcere nel marzo 2025 dal Tribunale per i Minorenni, in relazione alla strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. La sentenza non è definitiva: l’imputato, che vive in Svizzera, l’ha infatti impugnata davanti alla Cassazione.

La decisione della Corte d’Appello riguarda dunque esclusivamente la misura cautelare richiesta dalla Procura generale. I giudici bresciani hanno concluso che, allo stato, mancano presupposti sufficienti per considerare concreto il rischio che l’uomo si sottragga all’esito del procedimento.

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