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Cronaca 2 min di lettura14 ott

Caso Resinovich: il dettaglio delle scarpe e il dubbio sulla scena

Sergio Resinovich contesta il possibile contatto tra gli indumenti di Liliana e Sebastiano e chiede verifiche sulle telefonate ricevute dall’unico indagato.

L’assenza di tracce evidenti di terreno sulle scarpe di Liliana Resinovich è, secondo il fratello Sergio, un elemento incompatibile con l’ipotesi che il corpo sia rimasto a lungo nel luogo del ritrovamento. Da qui la sua convinzione che la donna sia stata uccisa altrove e successivamente trasportata nel roseto dell’ex ospedale.

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Il terreno alimenta i dubbi di Sergio

Le perizie disposte dalla giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante non avrebbero rilevato sulle suole depositi macroscopici sufficienti per un confronto con il terreno dell’area in cui venne rinvenuto il cadavere. Sergio Resinovich considera questo risultato un sostegno alla ricostruzione dell’omicidio.

“Questo acclara l’omicidio, il corpo è stato poi portato là e messo nei sacchi”, ha affermato il fratello della vittima. La sua lettura resta legata alla convinzione che la scena del ritrovamento non coincida con il luogo in cui Liliana sarebbe stata uccisa.


Armadi separati, il nodo delle fibre

Sergio ha anche commentato il dato peritale relativo al contatto diretto tra alcune fibre del giubbotto di Sebastiano Visintin, unico indagato, e la borsa e il giaccone indossati o portati da Liliana quando fu trovata. A suo giudizio, quel contatto va valutato alla luce delle abitudini domestiche della coppia.

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Il fratello ricorda infatti che i due utilizzavano spazi distinti per abiti e accessori: “Ognuno aveva il proprio armadio e il giubbotto di mia sorella era nel suo proprio armadio”. Ha inoltre descritto un rapporto poco espansivo, con rare dimostrazioni di vicinanza e senza abbracci nei saluti. In alcune occasioni, ha riferito, Sebastiano faceva sedere Liliana accanto a sé, ma Sergio interpreta quei gesti come espressione di possesso più che di affetto.


Le telefonate da chiarire

Sergio Resinovich continua a ritenere che Sebastiano possa conoscere elementi sull’identità dell’assassino, pur non sostenendo che sia necessariamente l’autore del delitto. Per questo chiede che vengano approfonditi alcuni contatti telefonici ricevuti dall’uomo nei giorni successivi alla scomparsa della moglie.

In particolare, il fratello cita una chiamata proveniente da una lavanderia di Catania il 14 dicembre, un’altra da Palermo il 30 dicembre e una telefonata del figlio, che avrebbe comunicato di essere finito fuori strada. Secondo Sergio, il significato e il contesto di queste conversazioni devono ancora essere chiariti.

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