Svizzera, fino a 4.000 franchi per trasferirsi: quando scatterebbe il conto
Berna valuta un contributo per cittadini dell’Unione europea legato a una clausola d’emergenza sull’immigrazione, con importi diversi in base alla situazione personale.
Il trasferimento in Svizzera potrebbe diventare più costoso per alcuni cittadini dell’Unione europea. L’ipotesi discussa dal Consiglio degli Stati prevede un esborso compreso tra 2.000 e 4.000 franchi, pari rispettivamente a circa 2.118 e 4.237 euro, ma soltanto nel caso in cui venisse attivata una specifica clausola sull’immigrazione.
Il conto cambia in base al profilo
Per chi arriva nel Paese con un impiego alle dipendenze, l’importo previsto sarebbe di almeno 4.000 franchi. A sostenere il pagamento non sarebbe direttamente il lavoratore, bensì l’azienda intenzionata ad assumerlo. La stessa cifra verrebbe applicata anche agli autonomi e agli adulti che si trasferiscono senza svolgere un’attività remunerata.
Una somma più contenuta, pari a 2.000 franchi, riguarderebbe invece le persone maggiorenni che raggiungono i propri familiari già residenti in Svizzera. Il meccanismo, quindi, distinguerebbe tra ingresso per motivi professionali, trasferimento senza lavoro e ricongiungimento familiare.
La clausola dipende da quattro indicatori
Il contributo è stato presentato come una misura di incentivazione e non avrebbe effetto immediato. La sua applicazione sarebbe collegata all’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia prevista per contenere gli arrivi dall’Unione europea qualora producessero conseguenze sociali o economiche giudicate gravi.
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Durante l’esame del pacchetto di intese con l’Unione europea, il Consiglio degli Stati ha chiesto di rafforzare il ruolo della clausola rispetto all’impostazione del governo. Il Consiglio federale dovrebbe valutarne l’impiego ogni volta che venisse superato il limite fissato anche in uno soltanto di quattro ambiti: saldo migratorio dall’Unione europea, nuovi lavoratori frontalieri, disoccupazione oppure ricorso all’assistenza sociale.
Una proposta ancora da definire
La misura non costituisce dunque una tassa già in vigore, ma una condizione inserita nel confronto politico sugli accordi tra Svizzera e Unione europea. Prima di un’eventuale applicazione resterebbero da chiarire le modalità operative e il collegamento concreto con la clausola di salvaguardia.
L’iniziativa arriva mentre il Parlamento elvetico esamina strumenti più rigidi per gestire l’immigrazione. L’entità del pagamento, secondo la proposta, sarebbe quindi legata non soltanto alla persona che entra nel Paese, ma anche all’eventuale superamento delle soglie fissate per monitorare gli effetti degli arrivi.
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