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Cronaca 2 min di letturaAggiornato 39 min fa

Studenti stranieri, la Commissione Ue richiama i trattati

La vicepresidente Minzatu seguirà l’iter del decreto italiano, che deve ancora essere convertito in legge dal Parlamento

Aggiornamento delle 15:49

Il decreto fissa al 30% la quota di alcune categorie di alunni con cittadinanza straniera: alle primarie riguarda chi non è nato in Italia o non ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; alle secondarie chi non ha completato con esito positivo tre anni nel sistema scolastico italiano. Le regole per le nuove classi partiranno dall’anno scolastico 2027/2028, mentre nell’anno in corso si applicheranno solo ai nuovi inserimenti.

La Commissione europea ha ricordato che i trattati dell’Unione vietano le discriminazioni fondate sulla nazionalità, anche quando risultano indirette. Il richiamo riguarda il decreto italiano che introduce un limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi.

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Il parere della Commissione

La posizione è stata espressa dalla vicepresidente Roxana Minzatu in risposta a un’interrogazione presentata dal Pd. La Commissione, ha scritto, intende “seguire attentamente gli sviluppi legislativi” del provvedimento promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Il decreto è stato adottato in Italia il primo ottobre, ma non è ancora definitivo: dovrà essere esaminato e convertito in legge dal Parlamento. La Commissione europea ha precisato che ogni cittadino dell’Unione può invocare l’articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea nei casi coperti dal diritto dell’Ue.

Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, il divieto riguarda sia le norme che distinguono apertamente in base alla nazionalità sia quelle che, usando criteri diversi, producono lo stesso effetto. Le eccezioni sono ammesse soltanto per ragioni come ordine pubblico, sicurezza pubblica o tutela della salute, e devono essere applicate in modo restrittivo.


La reazione del Pd

Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, ha interpretato la risposta come una bocciatura dell’impostazione scelta dal governo guidato da Giorgia Meloni. A suo giudizio, la misura sarebbe incompatibile con le regole europee oltre che distante dalle necessità delle scuole italiane.

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“Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei”, ha affermato Zingaretti.

L’europarlamentare ha sostenuto che l’assegnazione di un bambino a una classe diversa non rientrerebbe tra le deroghe previste dai trattati. Il Pd chiede quindi di ritirare il decreto prima della conclusione dell’iter parlamentare.

Tra le alternative indicate dal partito figurano più docenti per l’italiano come seconda lingua, mediatori culturali, classi meno numerose, un’estensione del tempo pieno e interventi contro l’abbandono scolastico.

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