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Cronaca 3 min di lettura58 min fa

Speranza rilancia: «Il lockdown salvò vite», ma attacca la Commissione Covid

L’ex ministro della Salute difende chiusure, vaccini e circolari sanitarie, denuncia minacce alla famiglia e accusa la Commissione di cercare consenso politico.

«Peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla»: Roberto Speranza ha richiamato le parole di Papa Francesco per ribadire la necessità di affrontare l’eredità della pandemia senza trasformarla in una disputa permanente. L’ex ministro della Salute si è detto ancora fiducioso nella capacità delle istituzioni di imparare da quella stagione e di prepararsi alle emergenze future.

Nel suo intervento ha ricordato il contributo del personale sanitario, degli scienziati, dei funzionari pubblici e dei cittadini che rispettarono le regole durante i mesi più difficili. A suo giudizio, il Paese riuscì a reagire grazie a uno sforzo collettivo, nonostante la durezza di una crisi senza precedenti.

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L’attacco alla Commissione Covid

Speranza ha rivolto parole molto dure all’organismo parlamentare che lo ha ascoltato, sostenendo che in diverse occasioni l’obiettivo sembrasse diventato quello di colpire gli avversari politici e intercettare il consenso di ambienti negazionisti o contrari alla scienza. Ha inoltre contestato l’uso di alcune domande, a suo parere pensate più per alimentare contenuti sui social che per migliorare la preparazione del Paese.

L’ex ministro ha parlato anche delle conseguenze personali subite negli anni successivi all’emergenza. Ha raccontato di essere stato trasformato in un bersaglio e di aver ricevuto minacce rivolte anche ai suoi familiari, descrivendo una campagna d’odio che, secondo la sua ricostruzione, non si sarebbe mai interrotta.


L’audizione e la difesa delle scelte

L’intervento si è svolto davanti alla Commissione Covid, che ha esaminato le decisioni adottate durante l’emergenza: dalle limitazioni alla mobilità alla gestione dell’assistenza, passando per i vaccini e l’organizzazione sanitaria. Speranza ha respinto l’idea che quelle misure possano essere valutate ignorando il contesto di forte incertezza nel quale furono prese.

A sostegno della linea adottata ha citato uno studio realizzato dall’Imperial College e pubblicato nel 2020 su Nature. Secondo quella ricerca, il primo lockdown avrebbe evitato circa 630 mila morti. In seguito, ha spiegato, il sistema dei colori consentì di calibrare gli interventi territorialmente e di ridurre il ricorso a chiusure generalizzate.


Vaccini, rischi e fondi pubblici

Sul tema dei vaccini, Speranza ha ribadito la propria posizione favorevole, distinguendo però l’efficacia dei prodotti dalla necessità di riconoscere gli eventi avversi. «Come tutti i farmaci, hanno effetti avversi», ha dichiarato, aggiungendo che proprio la consapevolezza dei rischi lo avrebbe portato a destinare 150 milioni di euro alle persone danneggiate dalle vaccinazioni.

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L’ex ministro ha sostenuto che la campagna vaccinale abbia contribuito a proteggere l’Italia e il resto del mondo. Ha inoltre ricordato il rafforzamento delle strutture sanitarie e il lavoro svolto dalla struttura commissariale, prima con Arcuri e poi con Figliuolo.


Il caso della “vigile attesa”

Nel confronto con Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia, Speranza ha respinto la rappresentazione secondo cui ai cittadini sarebbe stata indicata soltanto la combinazione tra Tachipirina e attesa. A suo avviso, quella formula è stata isolata dal resto delle disposizioni e trasformata in uno slogan polemico.

L’ex ministro ha ricordato che durante la pandemia furono diffuse tre circolari, predisposte da tecnici tra cui Andrea Urbani e Gianni Rezza, con indicazioni per seguire i pazienti caratterizzati da sintomi lievi. Ha precisato inoltre che i documenti ministeriali non venivano scritti dal ministro, responsabile dell’indirizzo politico, ma dagli esperti incaricati sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili in quel momento.


Il significato del lockdown

Speranza ha difeso senza esitazioni la decisione di ricorrere alle chiusure. «Il lockdown ha salvato moltissime vite», ha affermato, spiegando che l’Italia fu tra i primi Paesi occidentali a dover adottare una misura tanto drastica per contenere la pressione sull’assistenza sanitaria.

Nel bilancio tracciato durante l’audizione, l’ex ministro ha sostenuto di aver agito nell’interesse nazionale e di aver dedicato tutte le proprie energie alla gestione dell’emergenza. Ha quindi respinto le accuse rivoltegli negli anni, rivendicando il lavoro svolto durante una delle fasi più difficili attraversate dal Paese.

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