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Cronaca 1 min di lettura42 min fa

Scontri a Torino, Rossetto accusa la gestione della polizia

Al processo Askatasuna, l’ex militante ha respinto il ruolo di guida e ricostruito gli incidenti del 24 ottobre

Giorgio Rossetto ha attribuito alla gestione della polizia gli scontri avvenuti a Torino il 24 ottobre.

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La replica alle accuse

Nel corso dell’esame, il 64enne ha negato di essere stato uno dei dirigenti di Askatasuna o del movimento No Tav della Valle di Susa. Ha inoltre contestato l’uso del nome Askatasuna per descrivere manifestazioni composte, a suo dire, da realtà molto diverse.

Rossetto ha citato studenti, sindacati, partiti e gruppi ambientalisti tra i partecipanti al corteo contro il riarmo. Secondo la sua ricostruzione, il collettivo torinese continuerebbe a essere indicato come un marchio politico anche dopo lo sgombero dello spazio, nonostante quel luogo non esista più. «È evidente che sono tutte bufale», ha affermato.


Il corteo e il blocco in via Po

La deposizione si è svolta lunedì 26 ottobre davanti alla Corte d’appello di Torino, nell’ambito del maxi processo in cui Rossetto è imputato per associazione per delinquere. L’ex esponente dell’Autonomia era presente in piazza Castello durante la manifestazione del 24 ottobre.

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A suo dire, circa diecimila persone chiedevano di percorrere un tratto di via Po. In passato, ha sostenuto, una mediazione avrebbe potuto consentire il passaggio; questa volta, invece, il divieto sarebbe stato fissato dagli ordini della questura e della prefettura.


Le critiche all’operato della polizia

Rossetto ha collegato gli scontri alla mancanza di confronto tra manifestanti e forze dell’ordine. «L’approccio della polizia è solo muscolare», ha dichiarato durante l’udienza, indicando in questa impostazione l’origine di contrapposizioni, fermi e arresti.

Secondo la sua testimonianza, in passato esisteva uno spazio per discutere con gli agenti anche quando emergevano divergenze sulla gestione dei cortei. Oggi, ha detto, quel canale sarebbe venuto meno: «Non c’è possibilità di dialogo».

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