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Cronaca 2 min di lettura54 min fa

Rossetto accusa: «Con la polizia il dialogo è finito»

Nel maxi processo Askatasuna, lo storico esponente dell’autonomia ha collegato gli scontri di Torino a una gestione degli ordini pubblici ritenuta più rigida.

Secondo Giorgio Rossetto, gli scontri avvenuti a Torino durante il corteo contro il riarmo sarebbero anche il risultato di un rapporto ormai privo di confronto tra manifestanti e forze dell’ordine. Il 64enne, figura storica dell’autonomia italiana, ne ha parlato in Corte d’appello mentre veniva interrogato nel maxi processo Askatasuna, nel quale è imputato per associazione per delinquere.

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Rossetto: «Il confronto è scomparso»

Rispondendo alle domande dei giudici, Rossetto ha sostenuto che in passato fosse possibile discutere con la polizia e trovare soluzioni durante le manifestazioni. «Una volta con le forze dell'ordine c'era una interlocuzione. Si dialogava, si discuteva. Oggi non è più possibile», ha affermato.

A suo giudizio, l’impostazione attuale sarebbe invece basata soprattutto sull’uso della forza e sull’applicazione rigida delle disposizioni impartite dagli uffici di pubblica sicurezza. «L'approccio della polizia è solo muscolare. Ed è per questo che si creano le contrapposizioni, i fermi, gli arresti», ha aggiunto durante l’udienza.


Il corteo e il passaggio negato

Rossetto ha poi ricordato la manifestazione del 24 ottobre, alla quale aveva partecipato in piazza Castello. Ha parlato di una presenza complessiva di circa 10mila persone, tra studenti, sindacati, partiti e realtà ambientaliste, spiegando che la richiesta era limitata alla possibilità di percorrere un tratto di via Po.

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L’esponente dell’autonomia ha riferito che, in passato, una richiesta simile avrebbe potuto essere affrontata attraverso una trattativa sul posto. Questa volta, invece, il passaggio sarebbe stato escluso in partenza dagli ordini trasmessi dalla questura e dalla prefettura, fino ai livelli superiori. «In via Po non si passa», sarebbe stata la disposizione, secondo il racconto portato in aula.


«Askatasuna usato come un marchio»

Nel corso dell’interrogatorio Rossetto ha respinto anche l’immagine di un suo ruolo dirigenziale all’interno di Askatasuna e del movimento No Tav della Valle di Susa. Ha definito «bufale» le ricostruzioni che, a suo dire, attribuiscono a un unico ambiente la regia delle mobilitazioni.

Rossetto ha contestato in particolare l’uso del nome Askatasuna come se fosse ancora un’organizzazione fisicamente attiva e riconducibile a ogni protesta. «Il corteo era composto da studenti, sindacati, partiti, gruppi ambientalisti», ha detto, sostenendo che il nome del centro sociale, sgomberato, continui a essere utilizzato da esponenti politici e organi di informazione come un marchio. A suo parere, è infondato anche pensare che un giovane torinese porti automaticamente il messaggio di Askatasuna quando partecipa a una manifestazione fuori città.

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