Spagna, la casa fa tremare Sanchez: urne anticipate già il 29 novembre
La bocciatura dei provvedimenti sull’emergenza abitativa riaccende le proteste e mette alla prova la fragile tenuta parlamentare del governo socialista.
Le proteste sono tornate a crescere in Spagna dopo il voto che ha fatto naufragare le misure sulla casa promosse dal governo. A Madrid, gli attivisti accampati a Puerta del Sol hanno contestato il Parlamento e invocato uno sciopero generale, mentre Pedro Sanchez valuta se portare il Paese a elezioni anticipate: il primo appuntamento possibile sarebbe il 29 novembre.
La bocciatura riaccende la piazza
Venerdì 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha respinto due decreti pensati per affrontare la crisi abitativa. I provvedimenti puntavano a rafforzare le garanzie per gli inquilini e a contrastare la speculazione nel settore immobiliare, ma per entrare pienamente in vigore avevano bisogno della convalida delle Cortes.
Le norme erano state elaborate dopo la forte indignazione suscitata dallo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni costretta a lasciare la propria abitazione a Madrid. Il caso aveva alimentato manifestazioni in diverse città spagnole e spinto l’esecutivo socialista a intervenire sul tema degli affitti e delle tutele per chi rischia di perdere la casa.
Sanchez senza numeri sicuri
A determinare l’esito del voto è stato soprattutto Junts, formazione indipendentista catalana di centrodestra. I suoi sette deputati si sono schierati contro i decreti insieme al Partito popolare, a Vox e all’Unione del popolo navarro, mentre sul secondo testo si sono aggiunti altri gruppi minori.
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La posizione di Junts pesa sulla sopravvivenza politica di Sanchez. Il governo non dispone infatti di una maggioranza autonoma e deve cercare, provvedimento dopo provvedimento, il sostegno dei partiti regionali. Proprio il gruppo catalano è tra quelli sui quali il premier fa affidamento per approvare le proprie iniziative in Parlamento.
La scelta sulle elezioni
Il voto ha quindi trasformato una sconfitta parlamentare in un problema più ampio per l’esecutivo. Sanchez dovrebbe decidere nel fine settimana se sciogliere anticipatamente le Camere e convocare gli elettori, con il 29 novembre indicato come prima data utile.
La decisione arriva mentre le proteste sulla politica abitativa proseguono e il governo deve fare i conti con una maggioranza incerta. La bocciatura dei due decreti rende ora più difficile per il premier socialista garantire continuità alla propria agenda parlamentare.
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