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Cronaca 2 min di lettura25 min fa

Social vietati ai condannati per le violenze: la proposta di Diaco

A BellaMa' il conduttore ha commentato gli scontri nelle principali città italiane e il fermo di 270 ragazzi, chiedendo una sanzione specifica anche per i minorenni.

La risposta agli episodi di violenza esplosi nelle piazze italiane, secondo Pierluigi Diaco, dovrebbe passare anche dai social. Durante la puntata di BellaMa' trasmessa lunedì 19 ottobre, il conduttore ha proposto di impedire l’accesso alle piattaforme a chi venga condannato per i reati commessi durante gli scontri, prevedendo controlli affidati alla pubblica sicurezza.

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La proposta di Diaco sui social

L’intervento è arrivato dopo la notizia di 270 ragazzi accompagnati in questura, tra cui 200 minorenni. Diaco ha sostenuto che il divieto dovrebbe valere anche per chi non ha ancora compiuto 18 anni, qualora venga riconosciuto responsabile dei fatti.

"Vietare l'uso dei social a chi venisse condannato per questi reati commessi, anche se minorenni, e verificare che rispetti questa pena attraverso il controllo della pubblica sicurezza": questa la misura indicata dal conduttore. A suo giudizio, l’assenza dai social avrebbe un peso concreto perché colpirebbe la dimensione pubblica e identitaria dei ragazzi: "Togliere i social vuol dire togliergli l'identità, se tu glieli togli, lo punisci".


La rabbia per le immagini da Milano

Nel corso del programma, Diaco ha collegato la sua proposta alle immagini degli scontri, mostrando particolare indignazione per quanto accaduto a Milano. Ha riferito di negozi presi d’assalto, vetrine infrante e lanci di pietre contro gli agenti da parte di alcuni giovani, anche minorenni.

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Il conduttore ha inoltre ricordato che alcuni partecipanti avrebbero registrato le proprie azioni per poi pubblicarle sui rispettivi profili. Commentando questi comportamenti, ha definito i responsabili "delinquenti" e "criminali", accusandoli di avere trasformato la protesta in un episodio di violenza.


Protesta legittima e atti violenti

Diaco ha poi distinto le manifestazioni pacifiche dalle azioni caratterizzate da aggressioni e danneggiamenti. Ha spiegato di comprendere le motivazioni di associazioni studentesche, sindacati e partiti politici quando scelgono di scendere in strada per esprimere le proprie posizioni senza ricorrere alla violenza.

Il problema, secondo il conduttore, nasce quando la protesta non viene accompagnata da una motivazione riconoscibile e si traduce in scontri. In quel caso, ha osservato, si avrebbe davanti una generazione di ragazzi cresciuti nell’epoca dei social e, a suo giudizio, poco istruiti: "Se di fronte una protesta, fatta con violenza, non viene apportata una ragione, io penso che abbiamo di fronte una generazione di ragazzini ignorante figlia dell'era dei social".

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