Siher, l’ombra del terrorismo: cosa stanno cercando gli investigatori
Il ricercatore resta in carcere mentre gli accertamenti esaminano i messaggi diffusi online, i possibili contatti e il ruolo della moglie
A riaccendere l’attenzione degli investigatori su Youssef Siher sono anche alcune pubblicazioni condivise in passato sui social. Il trentenne aveva espresso apprezzamento per Hamas dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e, attraverso un contenuto del Movimento 17 ottobre, aveva richiamato il cosiddetto “manuale di rivolta egiziano”, testo clandestino legato alla Primavera Araba del 2011. In quel contesto avrebbe invitato a riprodurre anche in Italia dinamiche osservate in Francia.
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Restano aperti i collegamenti esterni
L’Antiterrorismo sta verificando se Siher abbia avuto rapporti diretti o incontri con le persone ritenute coinvolte nei disordini milanesi del fine settimana. Gli accertamenti dovranno chiarire se esistano contatti concreti oltre all’attività svolta sulle piattaforme digitali.
Tra le ipotesi considerate figura anche un possibile rapporto con Noname057(16), gruppo di hacker vicino a Mosca che negli ultimi anni ha rivendicato attacchi informatici contro imprese e istituzioni italiane e occidentali. Il nome del ricercatore compare inoltre nelle verifiche della Procura di Genova, interessata a eventuali legami con il gruppo arrestato nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sui presunti finanziamenti ad Hamas tramite associazioni benefiche. Nel dicembre 2025 l’indagine aveva portato a sette arresti, tra cui quello di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia.
I messaggi e l’accusa più grave
Secondo l’impostazione della Procura di Milano, il Movimento 17 ottobre non sarebbe riconducibile a uno Stato o a una struttura organizzata, ma sarebbe stato gestito da Siher insieme alla moglie, una mediatrice culturale di 32 anni residente nel Comasco. La donna è indagata per le stesse ipotesi di reato contestate al marito.
Il decreto di fermo descrive una comunicazione online potenzialmente capace di raggiungere fino a 150mila persone. Per gli inquirenti, la diffusione di quei contenuti avrebbe contribuito a creare “uno stato di intimidazione della popolazione” e sarebbe stata inserita in un piano orientato a compiere azioni delittuose con finalità eversive. Da qui deriva la contestazione dell’aggravante terroristica, legata all’ipotesi di generare paura tra i cittadini.
La rete digitale dietro le mobilitazioni
Attraverso Telegram e Instagram, Siher avrebbe promosso una mobilitazione da ripetere ogni sabato, fino alla caduta del governo, indicando appuntamenti in otto città. Gli investigatori ritengono che abbia sfruttato gli eventi verificatisi nelle piazze nel fine settimana precedente per dare concretezza al progetto attribuitogli.
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Durante le perquisizioni sono state trovate mappe relative ai luoghi in cui erano previste le manifestazioni. Il materiale viene considerato un elemento utile per sostenere che il ricercatore fosse effettivamente il responsabile della pagina del Movimento 17 ottobre, anche se altri reperti e documenti devono ancora essere esaminati dalla Digos e dalla Squadra Mobile.
La cattura e i prossimi passaggi
Siher è stato individuato in un appartamento di amici al Corvetto grazie al telefono della moglie. Il suo dispositivo, infatti, risultava spento. La donna si trovava con lui nell’abitazione ed è stata iscritta nel registro degli indagati per istigazione a delinquere con finalità terroristica e per violenza organizzata durante le manifestazioni pubbliche.
Le operazioni tecniche compiute dalla Polizia postale, svolte alla presenza del ricercatore e di una legale vicina all’area ProPal, si sono protratte a lungo. Il fermo è stato disposto dalla Procura nella tarda serata di domenica; secondo gli investigatori, le attività sarebbero state rallentate anche dall’atteggiamento poco collaborativo dell’indagato.
Il carcere e la difesa di Siher
Il ricercatore, nato nel Bresciano e da tempo attivo nell’area ProPal milanese, non è ancora stato ascoltato dai pubblici ministeri. La sua posizione sarà esaminata nell’udienza di convalida, prevista forse già domani o, al più tardi, martedì.
In quella sede Siher potrà rispondere alle accuse formulate dalla pm Francesca Crupi. Al momento, tuttavia, non risultano collegamenti diretti tra lui, la moglie e gli autori degli scontri e dei saccheggi avvenuti sabato 17 ottobre e il giorno successivo in piazza Duomo e nelle strade circostanti, dove erano presenti anche numerosi giovanissimi.
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La donna, 32 anni e mediatrice interculturale, risulta coinvolta nella stessa inchiesta condotta sul marito per le proteste della scorsa settimana.
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