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Cronaca 2 min di lettura25 ott

Sagia Hammoud, il messaggio su Ramy e l’indagine per terrorismo

La mediatrice interculturale comasca è coinvolta nell’inchiesta insieme al marito Youssef Siher, fermato a Milano dopo le accuse legate al terrorismo.

Nel testo pubblicato insieme a Youssef Siher, Sagia Hammoud collega la morte di Ramy Elgaml a una più ampia denuncia della gestione delle periferie e del trattamento riservato alle minoranze. Il diciannovenne morì durante un inseguimento dei carabinieri nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2024, nel quartiere milanese Corvetto.

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La denuncia dopo la morte di Ramy

Il documento diffuso su Instagram descrive il caso come il risultato di un sistema nel quale le periferie diventano spazi sottoposti a sorveglianza e controllo. Secondo la ricostruzione proposta dai due, la morte del giovane sarebbe legata anche al modo in cui politica, mezzi di comunicazione e parte della società rappresentano l’“altro”.

Nel testo, l’uccisione di Ramy viene definita “la punta di un iceberg”, con responsabilità che andrebbero oltre il singolo episodio e riguarderebbero la criminalizzazione delle minoranze razzializzate. La posizione espressa si inserisce nell’attivismo pro-Palestina già noto a Milano e nella sua attenzione per le forme di arte politica.


Identità e impegno di Hammoud

Hammoud ha 32 anni, è nata e cresciuta a Como e lavora come mediatrice interculturale. Di famiglia libanese, si presenta come libanese, palestinese e araba per appartenenza; nella biografia pubblicata online racconta inoltre il proprio interesse per Palestina, letteratura, scrittura, musica, collage e pittura.

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Tra i concetti che indica come centrali c’è “Umma”, parola araba riferita alla comunità e al sostegno reciproco tra le persone. La donna è sposata con Youssef Siher e, secondo gli investigatori, insieme a lui avrebbe gestito il canale Telegram e la pagina sociale del “Movimento 17 ottobre”, nato dopo le devastazioni che hanno colpito il centro di Milano otto giorni prima.

Hammoud risulta indagata per gli stessi reati contestati al marito, fermato a Milano con un’accusa di terrorismo. L’inchiesta riguarda dunque entrambi i coniugi, mentre le loro prese di posizione pubbliche hanno alimentato l’attenzione degli investigatori sul ruolo svolto nella gestione degli spazi digitali.

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