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Cronaca 2 min di lettura7 ore fa

Sensitiva dei defunti, il caso non è chiuso: la decisione del gip

Il giudice di Napoli ha chiesto nuovi accertamenti sulla presunta truffa online e sull’identità della donna che si presentava anche come psicologa.

Il procedimento sulla sedicente sensitiva di Napoli non è destinato, per ora, all’archiviazione. Il gip Sabato Abagnale ha disposto nuovi accertamenti perché non sarebbero ancora venute meno le possibilità di risalire all’eventuale responsabile della presunta truffa consumata attraverso le dirette sui social network.


Le vittime chiedono più tutela

A spingere per ulteriori verifiche sono anche le denunce di persone che avrebbero effettuato donazioni durante le trasmissioni in diretta. Secondo i loro racconti, quando i contributi non arrivavano la donna avrebbe minacciato di chiudere il collegamento, mentre i moderatori spiegavano agli utenti come procedere con i versamenti.

Le istruzioni comprendevano anche l’acquisto e l’utilizzo di carte prepagate per trasferire il denaro. I responsabili dell’associazione “La Battaglia di Andrea” e i denuncianti hanno espresso soddisfazione per il lavoro svolto finora. “Dietro queste vicende non ci sono soltanto donazioni e denaro, ma persone che attraversano momenti di estrema fragilità, anche psicologica, e che meritano tutela e rispetto”, hanno affermato.


L’identità resta il nodo dell’inchiesta

La donna sosteneva di poter comunicare con i defunti e, durante le dirette, avrebbe ricevuto regali virtuali convertibili in denaro. La sua presentazione come psicologa avrebbe inoltre potuto rafforzare la fiducia di chi attraversava una fase di particolare vulnerabilità.

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Gli accertamenti svolti presso l’Ordine degli Psicologi della Campania hanno però stabilito che non risultava iscritta all’albo. Il pubblico ministero, nella richiesta di archiviazione, aveva sottolineato quanto sia complesso acquisire elementi utili quando le condotte contestate passano da strumenti informatici e piattaforme gestite dall’estero.


Servono dati dalle piattaforme

Per proseguire le verifiche potrebbe rendersi necessaria una rogatoria internazionale indirizzata alle società che amministrano i social network. È questo uno dei passaggi indicati dagli inquirenti per ottenere informazioni capaci di chiarire chi abbia organizzato o gestito le attività finite sotto esame.

L’associazione ha infine sollecitato un’iniziativa più ampia, estesa all’intero territorio nazionale, su fenomeni simili presenti soprattutto su TikTok. Secondo i denuncianti, contenuti di questo tipo possono intercettare persone vulnerabili e trasformare la loro fragilità in un’occasione per raccogliere denaro.

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