Sempio e il futuro dopo Garlasco: «La macchia resta
L’indagato racconta il peso dell’inchiesta, teme il carcere e punta a chiudere la vicenda già davanti al giudice dell’udienza preliminare
Anche se la Procura dovesse stabilire che non ha avuto alcun ruolo nell’omicidio di Chiara Poggi, Andrea Sempio non sa come potrebbe tornare alla normalità. «Vedo difficile l’idea di ricostruirmi una vita», ha spiegato, raccontando a Porta a Porta il timore che l’accusa continui a seguirlo nei rapporti personali e nella quotidianità.
Una reputazione difficile da cancellare
Sempio ha detto di non voler ancora immaginare come sarà il periodo successivo all’inchiesta. A preoccuparlo è soprattutto il marchio che potrebbe rimanere addosso anche in caso di estraneità riconosciuta: secondo lui, la fama di assassino che è riuscito a evitare una condanna rischierebbe di non sparire mai del tutto.
L’indagato si chiede anche chi sarebbe disposto a restargli vicino, comprese le amicizie, sapendo che per molto tempo potrebbe essere additato in pubblico. Per ora, ha chiarito, considera questo scenario troppo lontano per affrontarlo mentalmente.
L’impronta 33 resta senza certezza
Nel corso dell’intervista Sempio ha poi affrontato uno degli elementi al centro della nuova indagine: l’impronta numero 33 individuata sul muro della villetta di Garlasco, dove Chiara Poggi fu uccisa nel 2007. La sua convinzione è che quella traccia non possa essere ricondotta a lui, ma nemmeno attribuita con sicurezza a un’altra persona.
Ha osservato che il segno si trova in una zona nella quale sono presenti altre impronte. Quanto al sangue, sulla base dell’ultima consulenza disposta dai pubblici ministeri, a suo avviso non sarebbe stato dimostrato che la traccia ne sia contaminata: si sarebbe soltanto rilevato che non è possibile escluderlo. Per Sempio, però, una possibilità non basta: «A me non serve sapere cosa non si può escludere, serve una certezza».
Il peso dell’accusa e della famiglia
Sempio è indagato a Pavia per la morte di Chiara Poggi e ha descritto una quotidianità ormai dominata dagli aspetti giudiziari. Tra la stanza di casa, lo studio del legale e gli spostamenti per incontrare i consulenti, sostiene di non riuscire più a vivere una vita normale.
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Il momento più doloroso degli ultimi due anni, ha raccontato, è coinciso con il ricovero della madre. I genitori sarebbero molto preoccupati per la situazione e lui considera comprensibile che provino paura di fronte a un’inchiesta di questa portata.
L’udienza preliminare è il traguardo
Rispondendo alla domanda sull’eventualità di essere rinviato a giudizio, Sempio ha sostenuto di ritenere spiegabili gli elementi raccolti. Il suo timore riguarda piuttosto la quantità di aspetti che dovranno essere esaminati e la necessità di presentarne una lettura convincente davanti a un giudice.
Per questo spera di chiarire ogni punto già in udienza preliminare, evitando un processo articolato nei diversi gradi di giudizio. Pur sentendosi sicuro su alcune ricostruzioni, riconosce che spiegare le proprie ragioni in aula non sarebbe automatico. L’ipotesi del carcere, ha ammesso, gli passa comunque per la mente, anche se cerca di non raffigurarsela.
Il giudizio su Alberto Stasi
Nel confronto con la vicenda di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, Sempio non ritiene che ci sia stato un errore giudiziario. A suo parere, la condanna è corretta e alcune argomentazioni usate per sostenere l’innocenza di Stasi non risultano persuasive.
L’indagato ha aggiunto che, tra le ricostruzioni alternative emerse negli anni, diverse questioni gli sembrano meno convincenti della spiegazione accolta nei procedimenti dell’epoca. L’inchiesta che lo riguarda si inserisce dunque nella stessa vicenda giudiziaria, riaperta a distanza di anni dalla morte della giovane nella sua abitazione di Garlasco.
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