Scuola contro repressione: la sfida della Rete Studenti al decreto sicurezza
La Rete Studenti Medi critica l’inasprimento delle sanzioni e conferma la mobilitazione del 20 novembre per scuola, diritti e partecipazione.
«Soldi alla scuola, non alla repressione e alle guerre. La mobilitazione continua. Verso il 20 novembre»: è il messaggio con cui la Rete Studenti Medi chiude la sua presa di posizione sul nuovo decreto sicurezza.
Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale dell’organizzazione, conferma così il percorso di protesta e invita il mondo studentesco e le realtà sociali a partecipare all’appuntamento.
«Non ci intimidite. Siamo la generazione Fuoriclasse e non ci rassegniamo alla precarietà, alle disuguaglianze e all’assenza di futuro», afferma Verdecchia, chiamando alla mobilitazione per una società fondata su persone, conoscenza e diritti.
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La protesta guarda al 20 novembre
Secondo la Rete Studenti Medi, l’aumento delle misure repressive non fermerà le iniziative annunciate. L’organizzazione sostiene che alla stretta sul dissenso debbano corrispondere una partecipazione più ampia e una maggiore solidarietà tra i soggetti coinvolti.
L’appello è rivolto a studentesse, studenti e gruppi impegnati nel sociale. La mobilitazione, spiegano, nasce dalla richiesta di contrastare precarietà, disparità e mancanza di prospettive, mettendo al centro le condizioni concrete delle giovani generazioni.
Il decreto nel mirino degli studenti
Nel giudizio della coordinatrice, il Governo avrebbe scelto di affrontare i conflitti sociali attraverso sanzioni più severe e nuovi strumenti di controllo, senza intervenire sulle ragioni che alimentano il disagio. Una linea che, secondo l’organizzazione, può ridurre gli spazi per manifestare e partecipare alla vita democratica.
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La Rete Studenti Medi precisa di condannare la violenza, ma rifiuta che ogni forma di protesta venga ricondotta automaticamente a una questione di ordine pubblico. Il diritto di esprimere il dissenso viene indicato come un elemento essenziale del sistema democratico.
Disagio sociale senza risposte
L’organizzazione elenca diverse difficoltà che pesano sui giovani: il costo degli affitti, l’instabilità lavorativa, gli ostacoli nell’accesso all’istruzione e l’incertezza sul futuro. A fronte di questi problemi, sostiene Verdecchia, il rafforzamento dei controlli non rappresenta una risposta sufficiente.
La sicurezza, nella prospettiva proposta dagli studenti, dovrebbe essere sostenuta da interventi sociali e da investimenti nella scuola pubblica, nel welfare, nel diritto alla casa e in luoghi di aggregazione realmente accessibili.
Più prevenzione, meno punizione
La Rete Studenti Medi esprime preoccupazione per un modello istituzionale che, a suo giudizio, privilegia la repressione rispetto alla prevenzione. Le risorse pubbliche, sostiene l’organizzazione, dovrebbero ampliare diritti e opportunità invece di alimentare una risposta concentrata quasi esclusivamente sulle sanzioni.
La mobilitazione del 20 novembre viene quindi presentata come un’occasione per rilanciare una diversa idea di sicurezza e di convivenza civile. Al centro restano istruzione, diritti sociali e possibilità concrete per le nuove generazioni.
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