Scontri in piazza, Vicari accusa: il futuro negato alimenta la rabbia
Il regista contesta la violenza contro le vetrine, ma chiede agli adulti di riconoscere le responsabilità politiche e sociali dietro la protesta.
La domanda posta da Daniele Vicari riguarda ciò che resta a una generazione che non vede davanti a sé prospettive concrete. Nel commentare gli scontri di piazza degli ultimi giorni, il regista invita a non fermarsi alla condanna dei gesti più visibili.
Vicari non assolve chi danneggia i negozi, ma sostiene che la reazione degli adulti non possa limitarsi al silenzio imposto o alla repressione. Secondo la sua lettura, dietro la protesta c’è anche uno spazio d’azione ristretto e lasciato senza alternative.
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La violenza non cancella il disagio
Il regista riconosce che rompere le vetrine è un errore. La responsabilità per quei gesti, tuttavia, non dovrebbe oscurare le condizioni che hanno contribuito a far esplodere la rabbia nelle strade.
«I giovani sbagliano a rompere le vetrine, ma gli adulti almeno ammettano che hanno lasciato loro solo questo spazio di manovra», afferma Vicari. Il suo intervento tiene quindi insieme due elementi: il rifiuto dei danneggiamenti e la richiesta di comprendere il malessere da cui nascono.
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L’accusa alle regole dell’ordine pubblico
Nella riflessione del regista, il problema non riguarda soltanto le condotte dei manifestanti. Vicari attribuisce una parte della responsabilità anche agli adulti, accusati di avere contribuito a costruire una situazione senza sbocchi per i più giovani.
A suo giudizio, questo scenario sarebbe stato preparato attraverso norme speciali sull’ordine pubblico. Le definisce incompatibili con la sensibilità di chi considera la democrazia un sistema fondato sui diritti dei cittadini, arrivando a descriverle come una trappola.
Il messaggio conclusivo è rivolto a chi governa e a chi osserva gli scontri: mettere a tacere la protesta non elimina le ragioni del disagio. Per Vicari, prima di reprimere quella voce, gli adulti dovrebbero riconoscere il ruolo avuto nella costruzione di un futuro percepito dai giovani come privo di possibilità.
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