Scontri in piazza, Recalcati avverte: la violenza non ha una sola parte
Lo psicanalista riflette sugli episodi di questi giorni, richiamando Pasolini e difendendo il diritto dei giovani a battersi per le proprie libertà
Gli episodi di violenza registrati nelle piazze in questi giorni riaprono una domanda sul rapporto tra protesta politica, valori democratici e responsabilità degli adulti. Massimo Recalcati invita a non leggere il conflitto come una prerogativa esclusiva di uno schieramento e richiama il ruolo che le nuove generazioni stanno assumendo nella difesa dei propri diritti.
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La violenza non appartiene a un solo campo
Secondo lo psicanalista, negli scontri recenti si ripropone un meccanismo già indicato da Pier Paolo Pasolini. Recalcati lo riassume con l’espressione: «È quello che Pasolini definiva come il fascismo degli antifascisti».
Il riferimento serve a mettere in discussione l’idea che la violenza possa essere giudicata diversamente a seconda di chi la esercita. Per Recalcati, la difesa dei principi democratici non può diventare il pretesto per considerare illegittima ogni posizione proveniente dall’altra parte.
La Costituzione non ha padroni
Nel ragionamento dello psicanalista, i valori costituzionali non sono patrimonio esclusivo di una forza politica o di un’area ideologica. Appartengono invece alla comunità nel suo insieme e non possono essere usati come una bandiera riservata a una sola parte.
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Questa considerazione riguarda anche il modo in cui gli adulti guardano alle mobilitazioni dei più giovani. Recalcati sostiene che sarebbe ingiusto nei confronti dei figli ignorare il fatto che, attraverso le loro proteste, stanno cercando di difendere diritti che considerano essenziali.
Il compito degli adulti
La riflessione non assolve gli episodi violenti e non cancella la necessità di distinguere tra la rivendicazione di un diritto e l’uso della forza. Chiede però di evitare letture semplificate, nelle quali la ragione venga attribuita automaticamente a un solo schieramento.
Il punto sollevato da Recalcati riguarda quindi anche la responsabilità educativa: gli adulti sono chiamati a trasmettere i principi della Costituzione senza trasformarli in uno strumento di contrapposizione. Solo così, nella sua prospettiva, il confronto con le nuove generazioni può restare ancorato alla tutela dei diritti e alla condanna della violenza.
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