Sapienza, il duello si riapre: D’Urso riduce il gap a 67 voti
Il candidato sfidante guadagna oltre 115 voti ponderati e si avvicina a Fabio Lucidi, ancora primo dopo il secondo scrutinio.
«Una Sapienza più collegiale, più in ascolto, più trasparente, più centrata sulle persone»: è l’obiettivo indicato da Pierpaolo D’Urso al termine del secondo scrutinio per la scelta del rettore dell’Università Sapienza di Roma. Il candidato guarda già al prossimo passaggio elettorale, forte di una crescita che ha ridotto sensibilmente la distanza dal primo classificato.
D’Urso ha definito decisivo il confronto tra le candidature favorevoli a un cambiamento e ha ribadito la disponibilità a lavorare con le altre componenti. Nel suo appello ha citato studentesse e studenti, personale TAB, ricercatori e professori associati, chiedendo un progetto più inclusivo e attento alle categorie oggi meno rappresentate.
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Il prossimo voto può cambiare gli equilibri
Anche la seconda votazione si è chiusa senza l’elezione del rettore: nessuno dei quattro concorrenti ha raggiunto la maggioranza assoluta richiesta. Per questo l’ateneo tornerà alle urne dal 20 al 23 ottobre, quando sarà disputato il terzo turno.
Fabio Lucidi conserva il primo posto, mentre Pierpaolo D’Urso rimane secondo. Alle loro spalle si collocano Riccardo Faccini e Antonio Carcaterra, nello stesso ordine già emerso durante il primo scrutinio. Il dato più rilevante riguarda però il movimento dei consensi tra i primi due candidati.
D’Urso accorcia il distacco
Il candidato secondo classificato è salito da 1.025,38 a 1.140,63 voti ponderati, con un incremento superiore a 115. Lucidi, invece, ha aggiunto 31,5 voti ponderati. Di conseguenza, il margine tra i due è passato da 150,5 a 66,8 voti ponderati.
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D’Urso ha inoltre ampliato il vantaggio sugli altri sfidanti. Faccini ha totalizzato 880,8 voti ponderati, circa 260 meno del secondo classificato, mentre Carcaterra si è fermato a 746,1, con una differenza di 394,5 voti rispetto a D’Urso.
La lettura politica dello sfidante
In una nota, il comitato di D’Urso interpreta l’aumento dei consensi come l’effetto dell’ampliamento della propria area elettorale. Secondo questa lettura, il candidato avrebbe intercettato anche preferenze inizialmente indirizzate verso gli altri contendenti, grazie a una proposta fondata su partecipazione, trasparenza e responsabilità.
«Ma il dato più forte credo sia che il 70% dell’elettorato ha scelto una candidatura di discontinuità con l’amministrazione uscente», ha affermato D’Urso, dopo aver ringraziato chi ha preso parte alla votazione. Il terzo turno servirà ora a capire se questa convergenza alternativa resterà compatta o se emergeranno nuove intese tra le candidature.
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